La discoteca piace sempre meno


Secondo una notizia Ansa la discoteca piace sempre meno ai giovani, che, come i meno giovani, da qualche anno preferiscono le spiagge, i parchi e le piazze come luoghi privilegiati per gli incontri. I dati lo confermano: fino a dieci anni fa i locali in Italia erano 5 mila, oggi non arrivano a 3 mila.
Le cause possono essere varie: i costi, i pericoli più o meno latenti, il desiderio di una maggior “intimità” dove poter parlare fuori dall’ambiente assordante e da un luogo che solo fisicamente permette di essere inserito nel “gruppo”, ma che in realtà impedisce un vero rapporto con gli altri. Da qui l’esigenza di ricercare luoghi alternativi dove ritrovarsi con gli amici per chiacchierare bevendo qualcosa.
Se per Antonio Degortes, presidente di Asso-Intrattenimento, corriamo il rischio che tra qualche anno le discoteche siano “solo 800”, sul piano sociale invece è importante notare un’interessante inversione di tendenza. Alle scelte omologanti ed indifferenziate si è sostituito un comportamento più maturo di chi ricerca soluzioni di intrattenimento personali ed individualizzate, non necessariamente in sostituzione alla discoteca, ma complementari ad essa. Ci sembra che sia un primo tentativo di “rompere” con il gruppo, spinti forse non più dall’esigenza rassicurante di omologarsi ad esso per sentirsi parte del gruppo, ma dall’esigenza di rispondere alle richieste ed alle necessità del proprio io, al di là delle mode e delle abitudini.
Non occorre in questo caso disturbare i sociologi o gli psicologi per ricercare le cause del fenomeno. A volte la realtà è più semplice di quanto non si creda: sono spesso le sovrastrutture ideologiche o le interpretazioni sofisticate a complicarla. Si tratta solo di un mutamento di gusti che deriva dal desiderio di cambiamento, secondo una delle esigenze più profonde della nostra psiche e dal desiderio di riconquistare quei luoghi più naturali e meno angusti che sono stati uno spazio privilegiato per le generazioni precedenti.
Non è il caso perciò di demonizzare più di tanto le discoteche, anche se è necessario una normativa che regoli gli orari, il volume degli strumenti, la distribuzione degli alcolici, ma di inneggiare alla nuova tendenza e di invogliare una sempre maggior ricerca di luoghi e di modalità di intrattenimento alternativi, perché almeno in queste occasioni si dia libero sfogo alla fantasia ed alla creatività per uscire fuori dagli schemi e dalle mode e per creare una pluralità di occasioni, dove sia bandita la noia, che deriva dalla ripetitività e dai luoghi comuni e dove sia privilegiato il rapporto e l’incontro con gli altri che l’attività quotidiana non permette, ma che è oltremodo importante visto che la natura dell’uomo comprende una parte rivolta al sé, ma anche un’altra rivolta al tutto ed agli altri.

Prof.ssa Noemi Di Gioia



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