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In che termini si può parlare di pessimismo in Verga? Confronto fra Verga con i Malavoglia, Leopardi, Manzoni

Pessimismo di Verga: I Malavoglia


Sotto gli influssi del realismo europeo e del naturalismo francese, si sviluppa nella seconda metà dell’ottocento il verismo italiano, di cui Verga è il massimo rappresentante, sia pure con caratteri molto diversi rispetto agli autori del tempo. Il naturalismo vuole applicare anche alle scienze umane e alla dimensione sociale i presupposti scientifici: in pratica l’agire e la vita di un personaggio è determinato dal suo milieu.

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I temi dell’impossibilità di emancipazione sociale e di cambiamento della propria vita sono infatti per Verga un retaggio ancestrale, e quindi non spiegabile in tutte le sue forme ed anche derivanti dal contesto in cui l’autore, come i suoi personaggi, si trova a vivere, ossia la Sicilia. In un’isola si crea più facilmente un ambiente chiuso ed i legami con le radici, la terra, la famiglia, tema presente ne “I Malavoglia”, sono molto più forti che altrove, perché c’è una condizione di isolamento: la Sicilia è un microcosmo in cui non necessariamente si riproducono le regole del macrocosmo. I meccanismi di vita e di relazioni validi in quel contesto non sono validi al di fuori del milieu medesimo e viceversa. La secolare tradizione rurale di vita siciliana suggerisce a Verga l’impossibilità di cambiare, di emanciparsi e la vita umana nel passare del tempo rimane cristallizzata in varie forme. Ad esempio nella produzione di Verga viene descritto il tempo etnologico nel contesto della Sicilia dell’epoca, per cui il suo trascorrere veniva percepito solo attraverso la successione delle stagioni, portando ad una visione del tempo iterativa, ciclica. Oggi invece nell’immaginario collettivo il tempo è concepito come una semiretta con un’origine e che continua all’infinito. La sclerotizzazione della vita si carpisce soprattutto dai frequenti proverbi di Ntoni, il “vecchio” della famiglia Malavoglia di cui vengono narrate le vicende nell’omonimo romanzo. Essi sono infatti l’esempio paradigmatico della fissità ideologica, nel senso che la morale dei vari proverbi è atemporale, si dimostra sempre valida in circostanze similari a prescindere dalla variabilità temporale.
Passiamo ora ad un confronto tra Verga, Leopardi e Manzoni.
Tuttavia sarebbe erroneo credere che la concezione di vita di Verga e dei personaggi siciliani descritti dall’autore sia permeata da un marcato pessimismo alla maniera per esempio di Leopardi, il cui pessimismo nasce da una visione del mondo materialista e meccanicistica, in cui nulla si sottrae all’ “arido vero” o del primo Manzoni, risolta poi con la conversione al cattolicesimo e con un conseguente atteggiamento fideistico nella vita e nella provvidenza. Verga ed i suoi personaggi infatti sono talmente calati nel proprio contesto da non conoscere o poter rifiutare un altro modus vivendi e conseguentemente da non poter avere piena consapevolezza di una vita diversa rispetto alla propria, per cui il pessimismo è congenito e non frutto di un’analisi dell’esistente o maturato con una meditazione filosofica, come per Leopardi.
Eros Tarditi





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