Europa: bisogna incominciare da capo


Dopo il rifiuto francese ed olandese alla ratifica del trattato costituzionale europeo ed il mancato accordo sulle prospettive finanziarie 2007-2013, la questione europea è esplosa in tutta la sua evidenza.
Senza voler ripercorrere in questa sede le tappe storiche dello sfortunato percorso per la realizzazione dell'Unione europea, basta ricordare che con il trattato di Maastricht del 1992 furono fissate le linee comuni per un’unione economica. E’ stato questo l’inizio della crisi del progetto di integrazione europea, in quanto non si può avviare una vera unione tra vari stati senza che la componente economica sia supportata da una prospettiva politica, in grado almeno di avviare una riflessione sull'oppurtunità di costruire un’entità astratta sulla base di un sistema di norme oppure una confederazione di stati con una regolamentazione precisa su questioni di pertinenza degli stati membri o di un governo centrale.
Una visione politica però può esistere solo se é supportata ed alimentata da valori condivisibili e da forti idee portanti. Dove è finita quell'idea di pace che fu la spinta iniziale alla costruzione di un’unità europea? La pace,infatti, la sicurezza dei popoli, soprattutto ora di fronte alle incognite della globalizzazione, la difesa di un patrimonio storico che affonda le sue radici in un lontano e comune spirito cristiano-umanistico ed in una cultura filosofica comune (basti pensare all’illuminismo, al romanticismo, al positivismo), potrebbero favorire un comune sentire, che é la premessa essenziale per l' individuazione e la difesa di una politica e di obbiettivi comuni.
In assenza di questi presupposti l’introduzione della moneta unica ha determinato subito presso l’opinione pubblica un raffreddamento verso il processo di unione europea, giustificato anche dal fatto che tutte le economie dei paesi dell’euro vanno male e che negli ultimi tre anni i due paesi più potenti, la Francia e la Germania, hanno contravvenuto ad uno dei più importanti punti del trattato di Maastricht, avendo sistematicamente sforato la soglia del tre per cento nel rapporto tra deficit e Pil.
Non sembra condivisibile l’ottimismo del presidente Ciampi secondo cui si tratta di una sottile incrinatura o meglio di un momento di stasi, di uno “stop and go” simile a quelli che in passato hanno caratterizzato la storia del processo di unificazione europea, perché questa volta sono proprio i cittadini, che hanno preso coscienza della questione, grazie ai dibattiti favoriti dalle due consultazioni referendarie, a manifestare segni di insofferenza verso un processo macchinoso e costruito a tavolino. Non si tratta di “pericolose nostalgie nazionalistiche”, ma di fondati timori in un clima di profonda confusione ed incertezza politica. Forse spaventa anche l’idea della possibilità della costruzione di un super stato che possa annullare le singole individualità nazionali, in opposizione a quel principio di libertà che già sotto l’impero romano aveva garantito alle popolazioni conquistate autonomia e rispetto della propria cultura e tradizione e prima ancora in Grecia aveva sancito la libertà delle singole polis.

Prof.ssa Noemi Di Gioia

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