E’ necessaria una svolta definitiva!


Il rapporto tra i cittadini e chi detiene il potere è stato spesso conflittuale nella storia italiana, eppure ciò che ha sempre contraddistinto la nostra nazione è stata l’alta percentuale di affluenza alle urne in ogni tornata elettorale. La contraddizione è solo apparente, in quanto la sfiducia non scalfisce l’interesse degli italiani nei confronti della gestione della res publica e soprattutto l’alta partecipazione denota un grosso desiderio di cambiamento. L’ondata antipolitica sembra che abbia indotto quanto meno ad una semplificazione del sistema politico, ma l’aspettativa generale va ben oltre. E’ l’esigenza di concretezza che si chiede ai vari schieramenti, attraverso non solo la presentazione di punti qualificanti del programma, in quanto, se partono da una lettura delle condizioni esistenti, non potranno differire completamente gli uni dagli altri, ma soprattutto le modalità di attuazione con una sequenza programmatica ben articolata e realistica. Significa cioè cambiare ottica: basta con promesse vaghe e generiche ed azioni demagogiche considerate quasi d’obbligo in campagna elettorale per accaparrarsi i voti e basta alle schermaglie pseudo-ideologiche o alle battute tra i vari candidati degli opposti schieramenti. E’un insulto all’intelligenza di coloro che devono dare la delega a governare attraverso il proprio voto! Non solo si esige concretezza, ma anche onestà di intenti e grande chiarezza. La novità che si va tanto sbandierando soprattutto dagli schieramenti più grossi non deve essere solo di facciata, ma culturale e comportamentale. Deve essere chiaro il principio secondo cui il politico è un dipendente dello stato ed in quanto tale deve entrare in un’ottica per cui la propria azione deve tendere al bene dell’ Italia, così come avviene per tutti gli ambiti lavorativi, nei quali, pur nel legittimo rispetto dei singoli individui, il profitto aziendale è il fine ultimo del lavoro e dell’impegno di tutti. E’ evidente che gestire un paese è più complesso per cui le modalità dovranno essere più variegate e più articolate, ma ciò su cui vogliamo puntare l’accento è la necessità di una nuova mentalità che miri ad una assunzione di responsabilità nei confronti della cosa pubblica, la cui gestione non deve mai essere asservita ad interessi personali più o meno velati o esclusivamente alla conservazione di posti di potere. Ciò non può e non deve prescindere perciò dall’obbligo della trasparenza, da un resoconto periodico sulla propria attività di governo e dei propri obbiettivi definiti secondo precise scadenze temporali. Un cambiamento reale prevede innanzitutto alla base della gestione pubblica persone qualificate e preparate, ma anche in questo ambito c’ é una forte discrepanza. Corsi di laurea specialistica e master universitari preparano manager da collocare nel management pubblico, ma spesso quei posti vengono ricoperti dai cosiddetti portaborse dei politici. Che vengano quindi proposti nella stessa campagna elettorale forme di accesso ai pubblici uffici attraverso selezioni serie e pubbliche!

Prof.ssa Noemi Di Gioia

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