Di stress si muore! Lo dice la scienza medica


Secondo una ricerca del Dipartimento di Studi Clinici dell’Università “La Sapienza di Roma”, in collaborazione con l’AISIC (Associazione Italiana contro lo Stress e l'Invecchiamento Cellulare), il 70% degli italiani muore per malattie che sono causate dallo stress.
Come ha spiegato infatti la presidente dell’AISIC, Cinzia De Vendictis, durante la conferenza stampa tenutasi al CNR, “lo stress cronico è tra i fattori più rilevanti nella genesi delle patologie più diffuse nei paesi industrializzati. Si tratta delle malattie cronico-degenerative, che includono le patologie cardiovascolari, tumori, broncopneumopatie croniche ostruttive, cirrosi epatica, le malattie intestinali che nell'insieme costituiscono più del 70% delle cause di morte” Inoltre “Ansia, depressione, alcolismo, disadattamento sociale, abuso di farmaci, sono tutte possibili complicazioni dell’ansia da stress”.
In verità lo stress di per sé non è una malattia, in quanto è una reazione fisiologica del nostro organismo di fronte a degli stimoli: è in pratica uno sforzo di adattamento ad un cambiamento. La vita ci sottopone spesso a simili situazioni e fino ad un cero limite la tensione generata dallo stress può rivelarsi utile perché ci offre l’energia necessaria per superare la situazione, migliorando al contempo alcune risorse quali la capacità di percezione, di concentrazione, di attenzione.
Quando però siamo sottoposti per un periodo prolungato a situazioni o a sollecitazioni che non riusciamo a tollerare allora siamo in preda ad uno stress cronico per cui l’organismo non riesce più a difendersi e a adattarsi. Di conseguenza il sistema immunitario si indebolisce e si diventa più vulnerabile alle infezioni e allo sviluppo di patologie anche molto serie.
In una società caratterizza da ritmi di vita estremamente frenetici, lo stress viene spesso vissuto come elemento inevitabile della vita quotidiana e vengono sottovalutati i suoi effetti deleteri sulla psiche e sul corpo. Non riconosciamo i primi campanelli d’allarme e le prime somatizzazioni , in quanto troppo intenti a rispettare impegni gravosi e ce ne accorgiamo solo quando, nella fase più avanzata, quei sintomi diventano espressioni di malattie.
Allora come possiamo difenderci dallo stress?
Certamente non possiamo abolirlo visto che fa parte della vita, ma imparare a gestirlo. Dobbiamo cioè mettere in atto le tecniche e le strategie opportune per salvaguardare la nostra salute.
Per una buona conoscenza di quest’ultime è necessario però l’impegno delle istituzioni, che devono avviare campagne di informazione e di sensibilizzazione sul problema con la programmazione di eventi ad hoc e contemporaneamente provvedere alla distribuzione di opuscoli che insegnino a porre attenzione ai vari campanelli di allarme ed illustrino le principali tecniche di difesa. Ma soprattutto è necessaria l’attenzione e l’esperienza del medico nel suo rapporto con il paziente per far emergere le cause dello stress. Naturalmente quest’ultime sono rintracciabili in più settori: in quello personale, familiare, relazionale, ambientale, lavorativo…
Molto utile può risultare l’intervento del legislatore per prevenire e ridurre le cause che possono provocare situazioni di stress.
Per esempio in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è significativo il fatto che il D.Lgs. 9-4-2008 n. 81 prevede una valutazione di tutti i rischi in ambito lavorativo, tra cui anche quelli relativi allo stress . In particolare con l’art. 28 viene sancito che “1. la valutazione (dei rischi) di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonche' nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004” . Il legislatore aggiunge anche che “il documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), redatto a conclusione della valutazione, deve avere data certa e contenere: a) una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l'attivita' lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa; b) l'indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione di cui all'articolo 17, comma 1”.
Pur apprezzando l’opportunità della legge, bisogna riconoscere tuttavia che non sempre i rischi da stress da lavoro sono facilmente individuabili e valutabili. Può essere perciò di aiuto l’elenco, stilato dalla Commissione Europea, Direzione generale occupazione e affari sociali, dei fattori più comuni che possono determinare stress nell’ambiente di lavoro. Per esempio si fa riferimento alla quantità di lavoro eccessiva oppure alla brevità del tempo “ per portare a termine il lavoro in maniera soddisfacente sia per gli altri che per se stessi…; alla mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere…;alla ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione…; alle responsabilità gravose non accompagnate da autorità o potere decisionale adeguati ,alla mancanza di collaborazione …; all’impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali, alla mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro; alla precarietà del posto di lavoro…”, oltre al mancato riconoscimento dei propri meriti e del lavoro svolto.
Visto che anche alla base dello stress in ambito lavorativo c’é indubbiamente un’interazione tra fattori organizzativi e fattori personali, l’obiettivo del documento è creare una consapevolezza di tale rischio sia da parte del datore di lavoro che da parte dei lavoratori per prevenire o gestire i problemi da stress da lavoro.
Da parte del datore di lavoro occorre infatti una formazione sia per comunicare con i lavoratori anche per un loro coinvolgimento sulla politica e sulle strategie aziendali, comportamento che si è sempre rivelato un forte elemento motivazionale e quindi apportatore di energie, sia per supportare le singole capacità di adattamento ai cambiamenti, con un’equa distribuzione del carico di lavoro, sia per creare condizioni di lavoro stimolanti perché ciascuno possa offrire il meglio di sé e ricevere il giusto riconoscimento dei risultati raggiunti, senza che ciò possa creare in azienda un clima di rivalità e di ostilità.
Da parte del lavoratore è necessaria la consapevolezza che la maggiore o minore capacità di adattamento deriva certamente dalla tipologia degli eventi, ma anche dalle risorse individuali, dal carattere, dalle capacità intellettive, dal livello culturale e dall’impatto che l’evento ha sull’emotività della singola persona, visto che la stessa causa può generare un diverso livello di stress su persone diverse. Perciò diventa necessario imparare ad ascoltare il proprio corpo per capire quando è necessario rallentare i ritmi o rilassarsi, stabilire per esempio delle priorità nella vastità degli oneri da sostenere, imparando a porsi dei limiti, a chiedere aiuto e, quando é possibile, a delegare ad altri e soprattutto acquistare consapevolezza delle cause di stress. E’ su questi aspetti che deve intervenire e magari rivedere la scala di valori, per fare spazio anche alla famiglia e ad altri interessi, con i quali compensare lo stress da lavoro.

Prof.ssa Noemi Di Gioia


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