Dove è finito il senso dello stato?


Dall’ultimo rapporto Iard sulla condizione dei giovani emerge da parte di quest’ultimi una sfiducia generalizzata (92,4% di risposte "Poca o per niente fiducia") verso le istituzioni della politica e verso gli uomini politici. Tale tendenza, già in atto da tempo, oggi si aggrava e si allarga interessando non solo i giovani.
Raramente nella storia della nostra repubblica c’è stato un rapporto fiduciario tra la politica ed i cittadini, in quanto questa attività è sempre stata considerata frutto di compromesso e di interessi di parte. Ma mai come in questo momento lo scontro dialettico ha ceduto il posto alla disaffezione più totale fino a diventare indifferenza. Ciò è molto grave perché significa non solo che la gente non si riconosce più in quelli che dovrebbero essere i suoi rappresentanti, in quanto da essa delegati, ma che alla politica non attribuisce più importanza e valore. Al di là della corruzione di molti uomini politici, che tangentopoli ha portato alla luce, senza peraltro suscitare scalpore e sorpresa neanche nelle anime più pure ed ingenue, le istituzioni politiche stesse hanno dimostrato infatti i loro limiti o meglio le loro debolezze, permettendo che si creassero e che “governassero” altri poteri, a partire da quello economico, e che altre istituzioni come la magistratura occupasse quel vuoto lasciato scoperto dalla stessa politica. .
I decisi atteggiamenti di quei politici che dieci anni fa promettevano salvezze sociali al suon di frasi del tipo “ non esistono diritti acquisiti finché non siano realmente posseduti” sono suonati come una dichiarazione di guerra in chi fino ad allora aveva profondamente creduto in un’istituzione, come quella statale, che fosse prima di tutto garanzia indiscussa dei diritti e delle tutele dei cittadini. Improvvisamente si è frantumata ogni certezza: da quel momento le regole, i contratti sono stati scavalcati, non ci sono stati più punti fermi, ma solo un grosso sconvolgimento che per la prima volta ha generato la percezione del caos, della labilità e della provvisorietà di qualunque atto o dichiarazione pubblica e della terribile constatazione che la propria “esistenza” di cittadino e di lavoratore è esclusivamente alla mercé dei governi in carica. E questa instabilità risulta più grave e più pesante di qualunque congiuntura economica! .
Si è rotto quel sentimento comunque reverenziale nei confronti di una entità statale, quale elemento trascendente, ma al tempo stesso immanente in ciascuno di noi, in quanto parte di quel tutto, di cui in realtà è cominciato a scemare il senso di appartenenza. Si inquadra molto bene in questo periodo ed al tempo stesso può essere letto come spia di questo malessere, per esempio il bisogno di creare un esercito di professionisti. Al di là dell’aspetto tecnico ciò che prevale è un disagio generalizzato a “sacrificare” un anno della propria vita per lo stato, sentito come parte avversa e come nemico.
E proprio molti uomini politici hanno favorito l’idea di uno stato nemico al cittadino, sottolineandone la sudditanza. Invece di fare una diagnosi della realtà, programmandone precisi interventi volti a curare le disfunzioni, con affermazioni pretestuose e generiche hanno generato sfiducia non solo nella istituzione statale, ma a ruota nei confronti di tutte le istituzioni pubbliche.
Sulle ideologie si può discutere, sui programmi ci si può incontrare, ma sulla sfiducia è difficile lavorare! .

Prof.ssa Noemi Di Gioia

home