Antinomia fra scienza e filosofia sul concetto di tempo
Quando si parla di tempo noi tutti, istintivamente, pensiamo ad una categoria oggettiva, nel senso che esiste un solo tempo. Il cosiddetto “tempo spazializzato” della scienza, in primis dei positivisti, veniva rappresentato come una successione regolare e costante di istanti che si susseguivano ordinatamente e cronologicamente nella progressione passato-presente-futuro, similmente a dei punti su una linea. Ciò dimostra che ci troviamo di fronte ad una scomposizione indefinita del tempo e di conseguenza si possono rilevare delle contraddizioni. Infatti il tempo segmentato ed irrigidito contraddice il concetto stesso di tempo, che è movimento perpetuo, come si evince dalle opere del filosofo francese Bergson, e perciò tale scomposizione del tempo presenta un’immagine astratta ed irreale.
Il tempo diacronico, di cui parlava la scienza era quindi una costruzione dell’intelligenza. L’atto intellettivo postula, infatti, la spazialità prima ancora della temporalità, in quanto pensare in termini concettuali significa distinguere e non esiste distinzione senza spazialità. Per la scienza gli istanti possono essere differenti solo quantitativamente, per converso noi ci accorgiamo che fra istante ed istante vi è una notevole differenza qualitativa. Inoltre ci accorgiamo che il tempo dell’orologio, lo strumento attraverso cui la scienza conferisce ordine e regolarità alla dimensione temporale, non esprime la vera durata della nostra percezione dello scorrere del tempo. Infatti ci accorgiamo che talvolta un minuto, per noi, può essere più intenso e più lungo di un’ora. Per la scienza ogni momento è estraneo all’altro, mentre noi sperimentiamo, ad esempio nell’esperienza del pentimento, che vi è una commistione tra i diversi momenti. Per la meccanica, inoltre, ogni momento è reversibile, nel senso che si può sempre tornare indietro, ma la vita ci dimostra che ogni giorno porta con sé delle proprie novità irripetibili, legate alla situazione contingente. Infine, nel considerare nuovamente questa antinomia fra “tempo della scienza” e tempo percepito si può dire che ciò che è valido per i fenomeni fisici non può essere trasferito alla vita interiore dell’uomo. Di conseguenza la scienza non ha considerato il tempo della vita, dell’attesa, del desiderio e del ricordo, che viene percepito da ognuno di noi in maniera personale, intimistica ed ogni volta in modo diverso, con pesi e misure che mutano perpetuamente nel tempo.
Eros Tarditi