Secondo il 50,8% degli italiani Internet fornisce informazioni utili per farsi un’opinione sul proprio stato di salute e a questo numero va aggiunto un altro 35,7% che ritiene l’ web utile per avere un’idea di massima. E’ quanto emerge da un'indagine condotta dal Forum per la Ricerca Biomedica e dal Censis, dal titolo "La nuova domanda di comunicazione sulla salute".Soprattutto le donne(55,2%) sono convinte che per poter decidere in merito alla propria salute bisogna avere il maggior numero di informazioni possibile, mentre secondo gli uomini (48,6% degli intervistati) la pluralità di informazioni può confondere i meno esperti e comunque far propendere per delle conclusioni che invece sono esclusivamente di competenza medica.
Questi dati ci inducono a due tipi di riflessioni.
Innanzitutto ammesso anche che la differenza di opinione tra uomini e donne possa derivare principalmente dal fatto che quest’ultime per temperamento sono più pignole, anche perché in genere sono esse deputate al controllo della salute e degli stili di vita dei propri familiari, mentre i maschi tendono ad approfondire meno e soprattutto sono più abituati a delegare agli altri, è comunque preoccupante l’atteggiamento delle donne.
E’ ovvio e razionale che il numero delle informazioni non sempre favorisce una decisione e che notizie apprese da internet o da altra fonte di informazione non sono interpretabili correttamente da chi è privo delle nozioni di medicina. A cosa servirebbero altrimenti i sei anni per laurearsi in medicina, per non parlare poi delle specializzazioni, anch’esse di lunga durata? Spetta perciò solo ai medici fare delle diagnosi sul nostro stato di salute e fornirci le indicazioni terapeutiche adatte, attraverso un linguaggio comprensibile e chiaro ed anche accertarsi che il messaggio non sia stato equivocato.
Tra l’altro da uno studio pubblicato di recente dagli Annali of Internal Medicine emerge che quasi il 48 per cento dei pazienti (27 per cento nel caso di pazienti laureati, una percentuale comunque elevatissima) non è in grado addirittura di comprendere le istruzioni riportate dai foglietti illustrativi dei medicinali né di eseguirle correttamente, in quanto spesso quest’ultime presuppongono un’ ottima padronanza linguistica ed una buona preparazione culturale. Di conseguenza spetta al medico di base chiarire con precisione i modi e i tempi di assunzione dei farmaci prescritti.
Come stretta conseguenza di quanto detto l’atteggiamento delle donne preoccupate di reperire notizie al di fuori della classe medica è la spia di una mancanza di comunicazione con gli operatori sanitari ed addirittura di sfiducia nei confronti della classe medica, suffragata anche dalle continue e giornaliere notizie di malasanità.
A chi non è capitato di aver avuto per sé o per qualcuno del proprio entourage diagnosi contraddittorie e spesso errate?
Basta parlarne, è ora di passare all’azione! Per esempio da subito dovrebbero essere istituiti dalle Regioni, a cui spetta legiferare in materia sanitaria, degli organi di controllo sulle competenze e sull’operato dei sanitari, in grado di arrivare all’immediato licenziamento di chi non abbia agito secondo “scienza e coscienza”.