L’attuale periodo storico é caratterizzato dalla progressiva affermazione dell’idea che come non è possibile imporre una visione definitiva della realtà, così nulla ha un senso definito e definitivo. Non ci sorprende perciò l’attuale tendenza a considerare come valore ciò che in passato era stato considerato un disvalore e parallelamente a ridimensionare ciò che era concordemente riconosciuto come un bene. L’elogio da parte della filosofia e della psicologia odierne dell’incertezza, dell’imprecisione, dell’immaturità, dell’emotività non devono essere intesi come una provocazione od un ribaltamento del vecchio codice morale o dei precedenti parametri di giudizio, ma come il tentativo di riscoprire una diversa prospettiva del reale.
Basti pensare per esempio che fin da Platone l’emozione è sempre stata considerata una minaccia e quindi una facoltà da tenere a freno perché un ostacolo all’uso efficace della ragione. Solo di recente è stata rivalutata soprattutto grazie ai best-seller di Daniel Goleman "Intelligenza emotiva" (Rizzoli 1997) e "Lavorare con intelligenza emotiva”(Rizzoli 1999).Con l’ espressione, intelligenza emotiva, quanto mai appropriata per sottolineare la complementarietà delle due facoltà, Goleman intende la "capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali", di perseguire un obbiettivo, nonostante le frustrazioni, di controllare che uno stato d’animo impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare.
L’espressione “intelligenza emotiva” è stata presto sostituita con “emozione intelligente”perché si è voluto puntare maggiormente l’accento sull’emozione come valore indispensabile per le stesse facoltà cognitive dell’individuo. La paura per esempio ci induce ad evitare una situazione di pericolo, la sorpresa a prestare attenzione a qualcosa che non conosciamo e quindi ci aiutano a ragionare e ad agire (emozione viene proprio dal latino e-moveo,cioè muoversi da).
Giddens (1990), nel citare Popper ("tutta la scienza si regge su un terreno instabile"), afferma che "non vi è nulla di certo nella scienza e niente può essere provato, anche se le più sicure informazioni sul mondo alle quali possiamo aspirare sono frutto dell’impegno scientifico". L’incertezza sostituisce così la certezza. Per noi però che siamo dei conservatori l'incertezza é un male, un disvalore ed una minaccia da ridurre, per ripristinare subito la stabilità. Ma anche l’incertezza è oggi considerata da filosofi e sociologi una risorsa. Basta comprenderne il significato creativo ed usarla positivamente per capire la relatività della scienza e del sapere, per non dare tutto per scontato, ma per cercare soluzioni strategiche, percependo il rischio di molte azioni, le modalità comportamentali e di pensiero.
Analogamente viene rifiutata l’idea platonica di una società perfetta e c’è chi come Giovanni Garroni, in “Elogio dell’imprecisione”, ne esalta la forza: grazie all’imprecisione della definizione delle immagini, gli oggetti entrano in relazione comunicativa con noi,suscitando interesse per la possibilità di assumere nuovi significati. La stessa immaturità che offende noi adulti, perché percepita come incoerenza, irresponsabilità, trasgressione viene riabilitata da Duccio Demetrio, esperto di Pedagogia Sociale (“Elogio dell’immaturità. Poetica dell’età irrangiungibile”), come una nuova virtù da perseguire, in quanto ci permette di vivere con "leggerezza" quando troppa maturità ci opprime.
Stiamo assistendo quindi ad nuovo percorso culturale che tende alla rivalutazione di tutti gli aspetti dell’uomo, soprattutto di quelli considerati come disvalore dalle epoche precedenti nell’intento di recuperare tutte le potenzialità dell’uomo, in quanto unico attore nella gestione del cambiamento. L'epoca attuale, che il filosofo francese Jean Francois Lyotard chiama postmoderna, è caratterizzata infatti dal venir meno della pretesa di avere un’unicità di senso della vita e del mondo partendo da principi metafisici o ideologici. Ciò impone all'uomo contemporaneo una continua ridefinizione di sé in un ambito socio-culturale che muta in continuazione e lo stesso mutamento imprevedibile, che prima era negativo, viene visto nella postmodernità come positivo, in quanto sollecita l’uomo alla comprensione della diversità di significato dei più disparati fenomeni senza avere più il sostegno di stabili punti di riferimento.