Ai giovani non interessa il futuro


E’ sconcertante ed oggetto di profonde riflessioni il quadro che emerge dal Sesto Rapporto dell’Istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia.
I valori che i giovani intervistati privilegiano sono quelli di carattere più individuale: la salute (92%), seguita a pochi punti percentuali dalla famiglia (87%), dalla pace, (80%), dall’ amore (76%) e dall’amicizia (74%). In linea con questo aspetto più privatistico che sociale, si registra il declino della fiducia nei confronti di molte istituzioni come la scuola, la polizia, i militari di carriera, le banche ed i politici.
Per comprendere meglio però la fisionomia dei giovani è importante analizzare il trend storico che risulta dal confronto dei dati rilevati nell’arco di vent'anni. Il Primo Rapporto sulla condizione giovanile in Italia, infatti, è del 1983.
Emerge innanzitutto che negli anni c’è stato un aumento di interesse nella sfera della propria individualità e della “ socialità ristretta”, a danno dell’impegno collettivo: il valore dello svago e del tempo libero per esempio sono cresciuti dal 44% al 55% nell’arco dell’ ultimo ventennio ed è diminuito quello della solidarietà, che negli ultimi otto anni è passato dal 59% al 42% dei consensi.
La famiglia risulta stabilmente nel tempo come un valore imprescindibile. Emerge però una contraddizione se si considera che il tasso di nuzialità per i 20-24enni è più che dimezzato dal 1983 al 2004, che è passato dal 20% all’8% ed è diminuito anche per i 25-29enni, scendendo dal 36% del 1992 al 27%. Considerando questo ultimo dato ed altri che attestano una crescita della fiducia soprattutto nei confronti degli organi di controllo ( per esempio dal 2000 al 2004 la polizia guadagna 6 punti percentuali e i magistrati 4 punti) emerge da una parte un bisogno di protezione dei giovani e dall’altra la paura di assumere delle responsabilità. Lo conferma anche il fatto che nel 1983 la percentuale dei 15-17enni che uscivano di casa è passata dal 17% al solo 3%, quella dei 18-20enni dal 39% al 25% e se consideriamo anche le altre fasce di età, notiamo che quasi il 70% dei 25-29enni ed il 36% dei 30-34enni vive ancora con i genitori.
La contraddizione tra i dati sull’attaccamento alla famiglia,costante nel tempo, ed i comportamenti sopra esaminati sulla progressiva diminuzione della nuzialità e dell’uscita da casa, si risolve se si fa un distinguo tra la famiglia di origine, ancora molto valorizzata, e quella che si va a creare, vista invece con timore e preoccupazione.
Questi comportamenti ed atteggiamenti sono certamente attribuibili al prolungamento del percorso degli studi, al conseguente rinvio dell’ingresso nel mondo del lavoro, alla precarietà di quest’ultimo e alla difficoltà di accedere ad un mutuo per l’acquisto di una casa. Non per questo però si deve tacere sulla responsabilità della famiglia e della scuola che, per l’eccessiva protezione nei confronti dei giovani, li sottraggono al confronto con la fatica e con l’impegno. Non a caso infatti nel tempo si è ridotta l’importanza attribuita al lavoro che è passata dal 68% del 1983 al 61% .
Emerge quindi dall’analisi di questi dati la sfiducia dei giovani soprattutto nei confronti delle istituzioni, a cui si deve aggiungere quella nei confronti dei politici ( verso i quali dagli anni ’80 ad oggi il disgusto è cresciuto addirittura dal 12% al 23%), nei confronti dei mass media e delle banche, che registrano una perdita di gradimento di 23 punti percentuali nell’arco del ventennio. Oltre al sentimento di sfiducia, si evidenzia anche il desiderio di protezione e soprattutto la mancanza di un progetto di vita che può essere l’effetto, ma anche la causa degli altri due atteggiamenti. I giovani infatti non hanno un sentimento del futuro, ma sono orientati al presente, per cui non fanno delle scelte troppo vincolanti, anche perché è passato dal 49% del 1996 al 54% del 2004 il numero di coloro che pensa che le scelte più importanti della vita non siano definitive. E’ preoccupante pensare che proprio i giovani, che sono il nostro futuro, sono demotivati, non hanno un piano di vita per il domani e la fiducia in qualcosa che duri per sempre e per cui valga la pena di combattere.
Il Sesto Rapporto dell'Istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia perciò è molto importante perché mette ancora una volta sotto i riflettori un problema scottante. L’eccessiva protezione, la precarietà delle esperienze di lavoro, la frammentazione e la mancanza di senso di molte esperienze scolastiche e formative, infatti, non solo deresponsabilizzano i giovani, ma anche influenzano negativamente il loro atteggiamento verso il lavoro, la vita ed il futuro, diventando spesso persino causa di confusione tra il sogno e la realtà.
Prof.ssa Noemi Di Gioia



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