La quiete dopo la tempesta: ottimismo e pessimismo in Leopardi. Il testo ed un breve commento sulla questione dell’ottimismo e del pessimismo in Leopardi


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La questione dell’ottimismo e del pessimismo in Leopardi non deve essere risolta sul piano ontologico, quasi a cercare l’essenza di Leopardi. In realtà la vita di Leopardi è lacerata dallo scontro tra una tendenza fortissima alla gioia di vivere (cosiddetto ottimismo) e una tendenza al pessimismo . In alcuni periodi della vita di Leopardi si sente in maniera prorompente la sua gioia di vivere ed il pessimismo è quasi un’imposizione della ragione, un’istanza del superego di Leopardi; in altri periodi si inverte il discorso : l’ottimismo è più a livello dichiarato che sentito , mentre il pessimismo , lo sconforto, la solitudine sono profondamente sentiti. Il canto XXIV , La quiete dopo la tempesta (assieme al passero solitario) è emblematica del primo periodo, Il pensiero dominante (“siccome torre in solitario campo”) del secondo.
Canto XXIV. La quiete dopo la tempesta
Passata è la tempesta:

Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo a' suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E' diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
Senza addentrarci sull’analisi del pessimismo in Leopardi (pessimismo cosmico, pessimismo individuale , pessimismo storico), nel canto XXIV appare in tutta la sua evidenza la lacerazione tra la il desiderio di gioia di vivere (ottimismo) di questo periodo della vita di Leopardi, ed il pessimismo della ragione che lo spinge a visioni tetre, pessimismo ben sintetizzato nella teoria del piacere che nasce dall’affanno. E’ quasi uno scontro tra l’es, l’istinto, che lo spinge a cantare tutta la sua gioia di vivere e il superego( la ragione ) di Leopardi. Nella quiete dopo la tempesta però la parte più sentita è l’ottimismo , il canto della gioia di vivere, che prorompe , come il grido giornaliero dell’erbaiolo, come il sereno che rompe là da ponente, come la partecipazione ad un sentimento generale di gioia ,ogni cor si rallegra . Il canto XXIV è proprio emblematico del perché i canti si chiamano così. La seconda parte (il pessimismo) sembra quasi un’imposizione della ragione (quasi fosse il superego di Leopardi) , preceduta da tutta una serie di domande cui trova risposta in un pessimismo sconsolato, ma forse meno genuino. Ovviamente , la conclusione porta alla morte , che risana ogni dolore. Una conclusione forse un po’ retorica e comunque troppo scontata. In questo canto la gioia di vivere (l’ottimismo) di Leopardi prorompe, il pessimismo sembra invece di maniera

Giuseppe Tarditi





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