Piero della Francesca. La sua Vera Croce: il ritorno nel grembo materno
Piero della Francesca, da quando l’ho incontrato negli sudi di Storia dell’Arte al Liceo, è diventato il mio pittore preferito. L’ammirazione e la simpatia derivano dal suo uso della luce; una luce radente che smaterializza le persone e le cose,cercandone l’essenza geometrica, ma nello stesso tempo inondandole di luce,una luce che riempie l’essenza di vita. Si tratta di una vita leggera, luminosa resa ricca e preziosa attraverso una tecnica raffinata ed un lavoro da certosino sui particolari che dimostra una passione profonda per il suo mestiere,oltre che per l’Arte. In tal modo non solo esprime sentimento, ma egli soddisfa anche gli ideali di bellezza e di razionalità. La regina di Saba, del ciclo di Affreschi, La leggenda della Vera Croce della chiesa di san Francesco in Arezzo è forse il punto più emblematico di questa ricerca,anche se nel sogno di Costantino la luce ha un effetto ancora più sconvolgente, in quanto da Luce –essenza si vivifica in Luce-rivelazione ,che illumina nel sonno l’animo di Costantino.
Ultimamente dopo una gita ad Arezzo e dintorni per visitare i luoghi e le opere del pittore di San Sepolcro ho iniziato una ricerca particolare che mi ha portato ad analizzare soprattutto la figura della Madonna nelle sue opere, per scoprire un lato profondo della sua arte e della sua personalità,anche con l’aiuto delle teorie della psicanalisi (mi perdoni Freud per l’uso improprio dei suoi studi!)
La ricerca prende le mosse da una domanda che molti studiosi dell’arte si fanno relativamente alla posizione dell’affresco raffigurante l’ Annunciazione nel ciclo di storie della legge la Leggenda della Vera Croce ? Cosa c’entra l’ Annunciazione in questo ciclo?
Per rispondere,secondo me ,bisogna partire da lontano;ciò mi dà modo di mettere in luce alcuni spunti non sempre presi in considerazione dai critici nell’esame dell’opera di Piero della Francesca.
Piero era primogenito come Leopardi e come per questo la pace si trova solo nel rientro nel grembo materno : “il naufragar m’è dolce in questo mare” del poeta di Recanati. L’origine etimologica della parola mare, legata a mater , materia spiega il riferimento a questa dolce pace a cui si abbandona.Il naufragare, nel contesto, infatti, lungi dall’esprimere la tempestosa lotta con i flutti per la sopravvivenza, esprime l’abbandonarsi dolcemente nelle acque. Il fine e la fine (non a caso le parole coincidono) della poesia “L’infinito”,da un punto di vista psicanalitico, ma anche sentimentale,è la soddisfazione del desiderio inconscio del ritorno al calore avvolgente del liquido amniotico del grembo materno. Ma se per Giacomo,il primogenito, il ventre materno rappresenta un mondo chiuso, un luogo del borgo natio a Lui solito(“sempre caro”), un mondo chiuso limitato dalla siepe, all’interno della quale egli può figurarsi il passato ed il presente ,e godere di una pace infinita , per Piero il Borgo natio (emblema del ventre materno ) è un punto di partenza ,a cui egli è fedele in modo assoluto, anche se l’abbandona più volte, per portare il suo mondo in tutte le più rinomate corti dell’epoca.Il pittore và al di là della siepe per seguire virtute e conoscenza, munito dei suoi strumenti, con l’orgoglio del primogenito,che si identifica con la sua origine (egli si firmerà sempre come Petrus de burgo) ma che questa origin-alità vuol far conoscere al mondo.
Dicevamo che alla sua provenienza egli è fedele in modo assoluto ed infatti egli non stabilirà una bottega da nessuna parte: è un artista itinerante ma non nomade, in quanto dopo ogni viaggio ritorna al suo borgo;forse anche per questo ha impiegato 15 anni per finire la sua Madonna della Misericordia, commissionatagli nella sua città, quasi per avere un centro di attrazione gravitazionale dal punto di vista artistico nel suo paese di origine.
Per inciso in questo sta anche la differenza con l’ altro grandissimo della pittura che ho sempre amato e che si definisce con il luogo di origine: Leonardo da Vinci. Per Leonardo però l’origine è nella natura panteistica che fa da sfondo alle figure.Esse si distaccano gradualmente da esso con una continuità infinita, come l’ineffabile sorriso della Gioconda o la sconvolgente bellezza della Vergine delle rocce, i cui riccioli sfumano in un divenire continuo nell’Infinito. Leonardo parte alla conquista del mondo infinito. Piero della Francesca no; egli parte per ritornare.
Ritornare dove? Al borgo, alla madre,che viene rappresentata principalmente nella figura della Madonna, declinata in maniere diverse, di cui ne esaminiamo tre ,che sono tutti capisaldi della sua opera: il polittico della Misericordia, l’Annunciazione, nell’ambito della Leggenda della Vera Croce e la Madonna del Parto.
La Madonna della Misericordia - Polittico (Sansepolcro-Museo Civico)
Il Polittico della Misericordia è un Olio e tempera su tavola di cm 273x323 che risale al 1448, ma fu finita solo nel1462, e viene custodito a Sansepolcro nel Museo Civico. L' opera è formata da ben 23 pannelli su fondo oro (richiesto da committente) con al centro la Madonna della Misericordia.
Concentriamo l’attenzione sulla rappresentazione della Vergine Maria che apre il mantello per dare riparo e protezione alle persone che la venerano.Compaiono in essa gli insegnamenti umanistici : la solidità delle immagini e il pathos del volto della Madonna, che dimostrano l’ influenza delle opere del Masaccio. La prospettiva della Vergine che apre il mantello si ispira al Brunelleschi e l’uso dei colori è stato appreso nella bottega di Domenico Veneziano. Elementi più originali e tipici dell’Autore sono invece l’ovale geometrico del volto e la solidità del collo ,quasi una colonna. Ma l’elemento dominante è il mantello, vero simbolo ed esaltazione, magnificata, del sentimento dell’accoglienza, quasi un’ estensione del Ventre di Maria ,sotto cui trova rifugio l’Umanità . Un’immagine solenne ed amplificata che rimanda al concetto della Platytera bizantina (“più vasta”, “più vasta dei cieli”) La calma solenne,il tessuto solido e pesante comunicano una sensazione di sicurezza e di calore:sotto o forse meglio all’interno del mantello che tutti avvolge,non può succedere niente di male. Fuori può venire giù il mondo, ma all’interno del mantello,stretti attorno al ventre di Maria ,c’è calore,pace e protezione. Il figlio, forse non a caso uno dei personaggi raffigurati è un autoritratto dell’Autore, che ritrova e rivive inconsciamente il calore e la protezione del ventre materno.
L’Annunciazione: La croce come simbolo del mistero della contraddizione nella figura della Vergine e Madre.(la leggenda della Vera Croce- Cappella Bacci- San Francesco- Arezzo)
Il ciclo di affreschi La leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca è uno dei capolavori di tutta la pittura rinascimentale.Gli affreschi decorano la cappella Bacci, nella basilica di San Francesco ad Arezzo e raccontano la leggenda della vera croce in X episodi.
L’Annunciazione è uno di questi e la critica si è più volte chiesta, senza darsi una risposta, perchè l’Autore l’abbia inserita in questo contesto. Proviamo a fare un’ipotesi su Maria Madre e Vergine. La scena rappresenta l’Arcangelo che porge una foglia di palma, l’albero simbolo della vita a Maria, sotto lo sguardo benevolo di Dio Padre,dalle cui mani si libra lo spirito Santo che scende su Maria in una cascata dorata.Anche in quest’opera dominano gli elementi geometrici e prospettici che definiscono i personaggi in ambiti precisi corrispondenti al loro ruolo.
Soffermandoci su Maria si vede il perfetto ovale del volto ,la statuarietà del collo, che, sembrando una colonna, conferisce all’immagine una solidità e fermezza, corroborata anche dalla presenza di una colonna greca che delimita lo spazio tra Maria e l’Angelo. Ma ci sono due elementi che secondo me vanno sottolineati: l’ampiezza del mantello che esprime l’accoglienza ed il movimento della veste, le cui pieghe sono colpite dalla luce .La sensazione è di essere in presenza di donna bellissima, solenne, inviolabile, seppure naturale ed affettuosa, che,nell’ampiezza del ventre,nell’accoglienza del mantello ha in sé i segni della gravidanza. Come è noto nella teoria e storia dei simboli la croce è uno dei più importanti e rappresenta la coincidenza delle contraddizioni, con l’incrocio dei suoi bracci in un punto centrale, tra Nord e Sud , tra Est ed Ovest. La contraddizione qui rappresentata è proprio quella tra la Madre e la Vergine, una contraddizione concettuale che sulla figura di Maria ha scatenato dispute tra filosofi, medici e teologi che spesso rasentano il bizantinismo più sfrenato. Ma il problema si risolve soltanto sul piano della fede, quella fede salda e ferma come la figura di Maria e della colonna di fronte a Lei. Semmai, non il ragionamento, ma solo l’Arte può in certa misura illuminare (e nel caso di Piero della Francesca è proprio il caso di usare questo termine, visto il ruolo che gioca la Luce nei suoi dipinti) e rendere percepibile questo mistero agli uomini.Ecco dove è forse la Vera Croce:in quest’immagine illuminata dalla intangibilità e fermezza della Vergine e nello stesso tempo dai tratti affettuosi,accoglienti,dal gonfiore,dalla morbidezza delle pieghe del vestito e del ventre che rimandano alla Madre. Per il figlio la Madre è vergine, almeno a livello di desiderio: una contraddizione che nel mito di Edipo si risolve con l’uccisione del padre e con il ritorno nel ventre materno attraverso l’incesto.Nella tradizione cristiana questa contraddizione si risolve invece nella figura della Madre Vergine, anch’essa in fondo un segno di croce, nel senso di coincidenza delle contraddizioni. Una Croce tanto più sentita dal primogenito,che per un certo periodo è stato anche unigenito,e che quindi ha perso l’esclusività di Figlio,per cui soffre ancora di più la non verginità della Madre. Che la Vera Croce di Petrus de burgo sia proprio la Madre Vergine e sia rappresentata nell’Annunciazione per cui è stata messo proprio lì,tra l’altro in posizione centrale per lo sguardo, proprio come l’episodio del Sogno di Costantino che gli sta di fronte? Un’ipotesi per me abbastanza valida, almeno a livello inconscio.
La Madonna del parto. La Madre incinta.
L’affresco è stato realizzato attorno al 1645 per l’altare maggiore di Santa Maria Nomentana a Monterchi, il paese natale della madre di Piero. Se nell’Annunciazione le figure della Vergine e Madre coincidono contraddittoriamente, nella Madonna del Parto,la figura della Madre si libera da ogni cinto (letteralmente incinta significa senza cinto) e prorompe in tutta la sua forza.
Il volto ricorda l’ovale dei due precedenti, ma in questo caso sembra pervaso da una maggiore consapevolezza del suo stato, da un senso di soddisfazione, e, pur nella sua solennità perde quel senso di intangibilità di fronte all’Arcangelo ( Annunciazione) o imperturbabilità di fronte alle sventure (Misericordia) per assumere un’espressione dolcemente assorta, appena sfiorata da un ‘ombra di dolore o forse di stanchezza. Nonostante la semplicità dell’abito,la sua è una posizione regale,una maternità quasi ostentata, su un proscenio, con il sipario tenuto aperto dai due angeli laterali che la mettono in risalto al centro della scena e sembrano dire: ecco il centro del mondo! L’atteggiamento della Madre è naturale con una mano portata sul fianco curvo quasi ad alleggerire il peso della gravidanza . L’altra mano si appoggia delicatamente sul ventre ,liberato dai lacci, per cui si vede, sotto la veste blu , una sottoveste bianca, pura ma impreziosita da un colore ambra che segna quasi un sentiero che porta verso l’interno del ventre ed indicato dalle dita, anch’esse rivolte teneramente verso l’interno.
Si sente l’orgoglio per quello che porta in grembo. La madre di Gesù? Certo.
Ma anche quella di Piero! Il figlio primogenito , che grazie alla sua arte,al suo lavoro ha dato di Lei un’immagine così popolare e regale al tempo stesso.Valeva la pena fare tanti studi, tanti sacrifici, tanto lavoro, tanti viaggi per ritornare insieme nel grembo ed ostentarlo a tutto il mondo con l’aiuto degli angeli!
Giuseppe Tarditi