Il passero solitario di Leopardi: testo e commento


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Sebbene Il Passero Solitario sia stato scritto da Leopardi in età avanzata, (fu ideato negli anni 1820-21) compare giustamente all'interno dei Canti fra i componimenti della prima giovinezza del Leopardi. Il passero solitario esprime, come la quiete dopo la tempesta, quel periodo della la vita in cui Leopardi è lacerato dallo scontro tra una tendenza fortissima alla gioia di vivere e la propensione al pessimismo

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Leopardi, noia, sabato del villaggio


Il Passero Solitario D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:


Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede la sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.

Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.

Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni nostra vaghezza
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? Che di me stesso?
Ahi pentiromi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.
La prima strofa de Il passero solitario é un inno alla vita ed alla gioia di vivere , poi i due punti finali fermano l’entusiasmo ed aprono un periodo di sospensione, quasi che il Leopardi voglia soffermarsi ancora un po’ a gustare questa gioia , prima di lasciar campo alle conclusioni della fredda ragione.
Si tratta di una lirica che nasce dalle più profonde contraddizioni ( pessimismo/ gioia di vivere, vecchiaia/ giovinezza raggio fulminante del sole/tramonto, dolore e rifiuto della vita/ amore per l’esistenza, folla/ solitudine / (“ tutta vestita a festa/ la gioventù del loco” e di contro “Io solitario”). Il tema principale, che è quello della lacerazione tra la gioia di vivere e l’ angoscia generata dalla riflessione sulla realtà, si articola principalmente proprio attraverso il contrasto tra la vecchiaia , vissuta come “ detestata soglia” ed il rimpianto della giovinezza, considerata “il … tempo migliore” e come tale associata alla primavera ( “dell'anno e di tua vita il più bel fiore”). Al rimpianto si aggiunge la nostalgia del tempo perduto, di una vita straordinariamente ricca di emozioni lasciate, non vissute e quindi rimpiante: “ Ogni diletto e gioco/Indugio in altro tempo.”
Il conflitto tra il sentimento che ama la vita e la ragione che ne vuole opporre i limiti e le negatività non genera però una condizione di rifiuto della vita, ma l’amarezza di chi la lascia scorrere senza saperne afferrare il ritmo gioioso, o meglio, la “trapassa”. Nessun verbo come questo scelto da Leopardi, che esprime benissimo il comportamento di andare oltre, senza afferrare il presente :“ Ogni diletto e gioco/Indugio in altro tempo”,avrebbe potuto rendere meglio il senso di una vita sprecata, in quanto non vissuta e tale concetto viene ribadito nella strofa successiva dal verbo passare (“Passo del viver mio la primavera”). Da qui la condanna di un vivere ahimé simile a quello del passero solitario: “non compagni, non voli, /Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi.” Ed ecco il messaggio: per il passero solitario è normale questo comportamento, in quanto “di natura è frutto”, per l’uomo invece no, per cui alla fine della sua vita non potrà che pentirsi per non aver saputo cogliere il meglio dell’esistenza e della giovinezza.
Neppure nel ricordo Leopardi potrà trovare consolazione
, perché la ragione, con il suo fermo “ma” avversativo, sa che non si può tornare indietro e si rimane soli di fronte agli interrogativi che l’approssimarsi della fine della vita pone : “Ahi pentirommi, e spesso, Ma sconsolato, volgerommi indietro”.
Il grande significato del Canto è da cogliere proprio in quel pentimento e nella constatazione di non potersi consolare, che dà la misura della consapevolezza del significato e del valore della vita, altrimenti non ci sarebbe stata l’amarezza di questo sentimento nell’ultimo periodo della vita, ma un desiderio di liberazione, come fine dei tormenti, né tanto meno ci sarebbe stato il dolore (“non ti dorrai”: riferito solo al passero) per aver sprecato la giovinezza, quella “ beata gioventù ( che)vien meno”.
Non si può perciò parlare di pessimismo, se mai di un invito a non sprecare la vita, pur con tutti i suoi limiti e negatività, ma ad affrontarla con l’atteggiamento titanico e senza rinunce o senza piegare il capo “ insino allora indarno/Codardamente supplicando innanzi/Al futuro oppressor” ( La ginestra)
Per un maggiore approfondimento della poetica leopardiana puoi leggere il libro di Noemi Di Gioia e Giuseppe Tarditi "ES e Superego in Giacomo Leopardi", casa editrice Aracne, con prefazione e recensione del Professore Giuseppe Langella, ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Il libro è distribuito da tutte le principali librerie online.

Giuseppe Tarditi Noemi Di Gioia









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