I diplomati italiani sono soddisfatti della propria esperienza scolastica e soprattutto degli insegnanti che hanno avuto, ma il 47% cambierebbe la scelta dell'istituto fatta a 14 anni. E' quanto emerge da un'indagine sul 'Profilo dei diplomati 2006' realizzata da Alma Diploma prendendo in considerazione 6.276 'maturi' di 51 istituti scolastici italiani.
Da questi dati si deduce che, nonostante la ricchezza delle iniziative sviluppate nel corso degli ultimi anni, l’attività di orientamento che si sta svolgendo sul territorio nazionale non è soddisfacente ed a ciò va imputata anche la responsabilità della dispersione scolastica che coinvolge ancora un numero troppo elevato di studenti.
Attualmente oltre alla scuola, a cui ormai viene delegato tutto, depauperandola in questo modo del suo compito centrale di istruzione e formazione, sono diversi i soggetti che svolgono attività di orientamento. Si tratta spesso, però, di servizi, per lo più spontaneistici, che, senza competenze necessarie, linee guida essenziali ed un coordinamento centrale, risultano poco efficaci ed efficienti. Inoltre la sovrabbondanza di iniziative, in genere rivolte ad alcuni utenti, e la contemporanea carenza nei confronti di altri comporta da una parte uno spreco di risorse umane ed economiche, dall'altra l'assenza di risposte ad alcuni bisogni orientativi.La stessa quantità di iniziative rischia anche di creare confusione e disorientamento all’utente, che è sempre più bisognoso di risposte orientative variegate ed adeguate alla complessità delle esigenze.
Di conseguenza sarebbe opportuno un servizio specifico ad hoc, accreditato pubblicamente e che abbia i crismi della professionalità e dell’esperienza, sottraendo quindi l’attività di orientamento, che spesso è stata sottovalutata, all’improvvisazione di chi, pur diligente ed ossequioso alle raccomandazioni della normativa, è deputato ad altro ed ha una qualifica che lo caratterizza per un compito diverso da quello dell’ orientamento. Nel quadro delle varie professioni manca infatti la figura dell’orientatore scolastico e professionale con una laurea specifica acquisita dopo un adeguato percorso di studi qualificanti. E’ una grave lacuna in un momento storico in cui deve essere valorizzata la risorsa umana anche nel processo produttivo ed in cui i rapidi cambiamenti sociali, culturali e lavorativi richiedono un percorso di apprendimento che non si limita solo al periodo scolastico, ma che si deve articolare durante tutto l’arco della vita sia per un aggiornamento continuo, sia per acquisire anche la capacità ad una eventuale riconversione professionale.
Lo stesso concetto di orientamento andrebbe rivisto. Non si deve intendere con esso solo la presentazione del ventaglio di possibilità che appaiono in uscita da un corso di studi, ma anche l’enucleazione fin dall’inizio della scuola media delle qualità ed abilità che richiedono i percorsi scolastici e professionali successivi, per orientare i giovani a sviluppare quelle potenzialità che alla fine permettono una scelta consapevole e matura, a cui ci si deve preparare gradualmente con responsabilità e serietà per non relegarla a poche settimane e magari a ridosso della scadenza.
La figura dell’orientatore perciò dovrebbe avere cognizioni di psicologia per poter capire il carattere e le attitudini individuali, di sociologia per individuare il modo con cui il singolo si riflette nella società e dovrebbe conoscere bene il mercato del lavoro, in particolare nell’ambito in cui opera.
Dovrebbe cioè essere un “Socrate” che riesce ad aiutare l’individuo a far emergere la cognizione del sé, in particolare delle sue potenzialità, inclinazioni ed interessi e del proprio rapporto con gli altri, favorendo la sua crescita personale e lo sviluppo della motivazione ad agire.