Per risolvere l’annoso problema del ricambio generazionale e per fare spazio ai giovani Luca Josi, quarantenne, ex dirigente politico socialista e oggi manager in un grande gruppo editoriale scientifico propone che si debba “uscire di scena” a sessant'anni, lasciando "da vincitori, senza che l'incedere del tempo, le dinamiche della societa' o la salute" costringano a farlo. Per il 15 marzo Josi ha pensato ad un'iniziativa pubblica a Roma con la quale spiegare il suo intento:"non credo all'obbligo imposto da una legge. Mi piacerebbe che partisse un movimento generazionale, di gente convinta che, ad un certo punto, e' giusto lasciare il passo per dedicarsi ad altro".
E’ fuori dubbio che si debba “svecchiare”l'establishmet pubblico e privato, non condivido però l’idea di Josi che lo sviluppo di generazioni incapaci di assumersi delle responsabilità e che anche a quarant’anni si sentono ancora inadeguate dipenda dall’attuale gerontocrazia. Può essere una concausa, ma non certamente l’unica o la principale.
La proposta stessa di Josi mi lasca alquanto perplessa. Pur riconoscendogli il merito di aver riproposto all’attenzione generale un annoso problema, il suo appello mi sembra da intendere più come una provocazione che come un proposta attuabile. Come si può infatti pensare che una persona a sessant’anni, che oggi è ancora nel pieno delle sue forze psichiche e fisiche, come dimostrano gli ultimi risultati scientifici, ed inoltre vive il periodo della vita in cui è più libero perché i figli sono cresciuti e non ha più l’ansia per il suo futuro lavorativo, possa lasciare un ruolo di leadership, magari appena ottenuto e che ha raggiunto con grandi sacrifici, per accettare di diventare nella stessa società il numero due? L’appello potrà essere condiviso soltanto dai quarantenni di oggi, perché sperano in questo modo di poter far carriera!
Non si può pensare infatti ad un declassamento improvviso, se mai dovrebbero essere istituite occasioni di verifiche e di valutazioni periodiche per chi ricopre qualunque tipo di posizione e predisposti meccanismi che impediscano di perpetuare il comando creando una rete di persone fedeli, secondo il sistema feudale del principe,valvassori,valvassini,di vichiana memoria.
Ciò che mi sembra grave è il fatto che nell’attuale società si stenti a parlare di merito come l’unico mezzo di promozione sociale e lavorativa. La meritocrazia infatti, in quanto scevra da pregiudizi di età e di genere, dovrebbe essere l’unico criterio appellabile per una “selezione”ed una progressione di carriera secondo principi corretti e rispondenti a criteri di giustizia sociale.
Diversa invece è la questione del limite d’età in ambito lavorativo, problema che sconfina in quello economico per l’eccesso di spesa conseguente ai pensionamenti ed altro ancora è il fatto che la società, una volta terminato il ciclo lavorativo, non debba disperdere e non debba avvantaggiarsi delle esperienze acquisite dai lavoratori, dedicandole per esempio alla formazione dei giovani o ad attività di consulenza.