Comunemente l’intelligenza è stata considerata una capacità logico-razionale. L’intelligenza cognitiva che si basa sulle capacità di analisi e sintesi, sulle abilità logico-matematiche, sulla capacità di definire un metodo razionale è stata considerata infatti fino a qualche anno fa l’Intelligenza per definizione. Lo stesso sistema scolastico italiano è ancora fortemente imperniato su una educazione che si articola essenzialmente sull’intelligenza cognitiva.
Secondo Howard Gardner però, padre della teoria delle Intelligenze Multiple (1983), non c’è una sola intelligenza, ma ce sono diverse, presenti in ogni uomo, sia pure con varia gradazione . In particolare Gardner individua otto intelligenze: intelligenza logico-matematica; intelligenza linguistica; intelligenza spaziale,(abilità nel percepire e rappresentare gli oggetti visivi, manipolandoli idealmente);intelligenza musicale; intelligenza cinestetica ( abilità del controllo e del coordinamento dei movimenti del corpo e della manipolazione degli oggetti); intelligenza interpersonale (abilità di capire le emozioni e gli stati d'animo altrui); intelligenza intrapersonale ( abilità di gestire le proprie emozioni in forme sociali); intelligenza naturalistica ( relativa al riconoscimento di oggetti naturali). Lo studioso ha ipotizzato inoltre l'esistenza di una nona intelligenza, l'intelligenza esistenziale, che è la capacità di riflettere sull’esistenza e più in generale di ragionare per categorie concettuali universali.
Anche se queste distinzioni di intelligenze derivano di fatto da una classificazione delle doti umane, a cui se ne possono aggiungere delle altre, a Gardner va comunque il merito di aver abbandonato l’idea che abbiamo un'intelligenza unica.
Nella stessa direzione, sia pure con esiti diversi, lo psicologo americano Robert J. Sternberg
nel 1994 ha individuato tre tipi di intelligenze fondamentali: quella analitica, che si riscontra essenzialmente nella capacità di scomporre e di esaminare, quella pratica, che si riscontra nell’organizzazione e quella creativa, cioè la capacità di intuizione, immaginazione e di produrre novità.
Oltre a quelli sopra esaminati vi sono però altri tipi di intelligenza, come la capacità di trovare soluzioni di tipo analogico. L’intelligenza analogica, a differenza per esempio di quella logica, mette in relazione una cosa con l'altra, cercando analogie o diversità. La pura razionalità perciò non solo è uno tra gli aspetti che permettono all'uomo di misurarsi con le diverse situazioni della vita, ma anche passa in secondo piano rispetto all’emozione, per esempio quando si devono prendere alcune decisioni.
La nozione di intelligenza emotiva, già descritta da Gardner nelle due forme, intrapersonale e interpersonale, è stata sviluppata nei suoi aspetti e nelle sue conseguenze pratiche da Daniel Goleman. L'intelligenza emotiva porta alla consapevolezza di sé, al controllo delle emozioni, attraverso anche la comprensione di quelle negative, alla valutazione delle proprie potenzialità ed al riconoscimento dei propri limiti. Da qui deriva la capacità di incrementare la propria motivazione per un più facile raggiungimento dei propri obbiettivi e la capacità di conoscere se stessi per migliorare i rapporti con sé e con gli altri. Quest’ultimo aspetto é ampiamente trattato in “Intelligenza sociale” (pubblicato nell’ottobre del 2006) che é il seguito di "Intelligenza emotiva". In questo nuovo libro l’autore esamina le dinamiche emotive della società come gruppo di singoli e le reazioni del nostro cervello a tutti gli stimoli di natura emotiva, che provengono dall'ambiente che ci circonda.
Già Bergson all’inizio del secolo scorso aveva riconosciuto i limiti dell’intelligenza intesa come capacità logica,in quanto con la costruzione di concetti, schemi astratti delle cose, le considera come indipendenti dal movimento vitale, che invece viene colto dall’istinto. Il problema veniva risolto bypassando il concetto e riconoscendo nell’intuizione il superamento dell’intelligenza, come dell’istinto, in quanto è l’intuizione che permette di cogliere istintivamente il flusso del reale e di calarvi dentro i concetti dell'intelligenza, ricreando il rapporto logico che lega i vari fattori.
Il riconoscimento invece di una varietà di tipologie di intelligenze trova un corrispettivo nella varietà della natura umana e della vita in genere; in secondo luogo mette in luce che tutti gli individui hanno una loro specifica intelligenza. Questo postulato dovrebbe avere importanti ricadute nella prassi quotidiana, nel mondo del lavoro e della scuola per una migliore e più efficace valorizzazione della risorsa umana nella sua intrinseca peculiarità e specificità. Inoltre dovrebbe favorire una revisione dei sistemi scolastici e formativi, ancora troppo rigidi ed improntati ad un’impostazione e ad una valutazione che si basa su una sola tipologia di abilità intellettiva, quella logico-razionale, per tendere ad alimentare il singolo potenziale di intelligenza, secondo la sua accezione più ampia.