A dieci anni dall'ingresso del suo giornale sul web, l'editore del New York Times Ochs Sulzberger ritiene che forse tra cinque anni non stamperà più la versione cartacea, in quanto ne sta sperimentando una digitale, il Times Reader, realizzato con Microsoft. Il motivo di questa scelta dipende indubbiamente dalla maggior estensione di internet, rispetto al numero dei fruitori della carta stampata. E’ fuori dubbio infatti che le nuove modalità di comunicazione passeranno attraverso la rete. I benefici saranno numerosi, innanzitutto l’aggiornamento in tempo reale delle notizie, l’ampiezza della scelta e soprattutto un aspetto rivoluzionario: l’accesso a tutti coloro che vorranno esprimere le proprie idee ed opinioni. Ciò creerà competitività e ricerca continua della qualità per aumentare “cliccate” e consensi. Sarà quindi un duro banco di prova anche per le testate giornalistiche che si trovano in competizione con siti web molto spesso realizzati da professionisti e da persone qualificate.
Attualmente alcuni giornali propongono in rete una versione diversa da quella cartacea, più snella, più aggiornata e con maggior possibilità di interagire con il lettore, ma spesso, rispetto all’altra, è carente della parte riservata al commento e all’opinione. E’vero che quest’ultimi sono presenti nei forum, ma è anche vero che chi scrive sul giornale dovrebbe avere una maggior competenza, acquisita proprio attraverso la lettura, la conoscenza e l’analisi dei fatti e quindi dovrebbe avere anche una maggior autorevolezza.
E’ stata in questi ultimi anni sacrificata alla frettolosità ed alla superficialità la figura dell’opinionista, un tempo apprezzata e stimata. Era rappresentata o dal giornalista, a cui veniva riservata la terza pagina o quella degli editoriali, o da un esperto di un particolare settore, da un professore universitario o da un ricercatore. Oggi invece la figura dell’opinionista, affermatasi ormai da diversi anni nel mondo dei mass media italiano, è rappresentata da personaggi (peraltro ben retribuiti) che esprimono il proprio parere su argomenti disparati senza alcuna competenza specifica, né titolo privilegiato a parlare su un tema particolareggiato. Questo malcostume, dilagante soprattutto in televisione, contraddice l’attuale esigenza e richiesta di professionalità, di competenza e di quella specificità che induce tanti giovani ad affrontare oggi dopo la laurea duri masters e qualificati corsi professionalizzanti.
Non c’è da meravigliarsi perciò se presto si imporrà da parte dei lettori l’esigenza di un recupero dell’approfondimento e del commento alla notizia fatto dal competente o da chi ne abbia l’esperienza, perché sia garanzia di serietà e di attendibilità. Da parte del giornalista è una sollecitazione da non perdere per rimodellare la propria professionalità e per non avvilirla solo ad un copia ed incolla di notizie trasmesse dalle agenzie di stampa.