Le nuove forme di “dipendenza”

Le nuove forme di “dipendenza”


Dopo l’alcolismo, il gioco d’azzardo, che resta comunque la forma di dipendenza più diffusa e preoccupante, cominciano a manifestarsi nella nostra società nuove forme di dipendenza.
Secondo Cesare Guerresci, presidente della Siipac, Societa' italiana interventi sulle patologie compulsive, “negli ultimi due anni e' stato registrato un netto incremento per quanto riguarda la dipendenza dal lavoro” ed oltre 140 persone sono attualmente in cura, nei 32 centri della Siipac in Italia, per questa patologia. Secondo l’esperto il fenomeno però è molto più diffuso e può riguardare il 6 e l'8% della popolazione.
L’eccessivo impegno sul lavoro ed una attività frenetica per rispondere a quei criteri di efficienza e produttività, inculcati da una società che impone modelli di eccellenza nella dedizione al lavoro, tengono occupata l’intera giornata, costringendo spesso l’individuo anche a non nutrirsi o a mangiare male ed in fretta e lo stressano, con grave rischio per la sua salute fisica e mentale ed anche per la vita familiare e sociale.
Spesso anche la povertà interiore, la scarsità di interessi o di sollecitazioni, il senso del vuoto sociale ed affettivo o le delusioni possono far ripiegare ed indurre a “buttarsi” nel lavoro con un tale accanimento, che presto quest’ultimo finisce per occupare il primo posto nella scala dei valori.
Un’ altra nuova dipendenza dei nostri tempi deriva da un uso smoderato ed eccessivo di Internet e soprattutto dalle chat erotiche, di cui non possono fare a meno, secondo Guerreschi, il 10-12% degli navigatori adulti di queste chat .
Più in generale un uso incontrollato ed inevitabile delle chat può trasferire l’individuo in un mondo virtuale da cui viene assorbito e che gli fa perdere i contatti con quello reale, da cui progressivamente rifugge. In questo modo si aumenta l’isolamento sociale, con gravi ricadute sulla psiche e sulla componente caratteriale.
Accanto a queste va segnalata anche un'altra dipendenza tipica della società odierna: lo shopping compulsivo. E’ una dipendenza che riguarderebbe il 5% della popolazione attiva e si manifesta con un ‘ansia irrefrenabile, che si placa solo facendo compere. Il più delle volte l’attenzione ed il bisogno sono diretti però verso oggetti non necessari e questo comportamento, oltre a minare le proprie finanze, può alla lunga rendere difficili i rapporti familiari e sociali, che vengono condizionati da acquisti inutili o sbagliati.
L’analisi di queste patologie impone un’attenzione particolare anche alla loro prevenzione, che deve consistere non solo nell’osservazione dei primi segnali per un intervenire immediatamente, ma deve passare, di necessità, in primis attraverso il cambiamento di molti modelli sociali e di molti stili e modalità di vita, sia con la proposta di autentici modelli valoriali da parte della società e delle istituzioni, sia con la creazione o la rivalutazione di quegli spazi, tra cui per esempio una volta c’era l’oratorio, che possano offrire, soprattutto ai giovani, occasioni di aggregazione, di confronto e di dialogo, anche per contrastare la solitudine e la noia dilaganti in particolar modo in questo periodo storico.

Prof.ssa Noemi Di Gioia



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