Sempre in calo la fiducia nei confronti dei politici


Dal 40mo rapporto Censis sulla situazione sociale del paese è emerso che dal 1994 al 2006 la fiducia degli italiani nei confronti degli uomini politici è scesa continuamente ( si é passati dall'8,8% di coloro che avevano "molta fiducia" nei politici nel 1994 al 5,1% nel 2006 e dal 38,4% degli "abbastanza fiduciosi"nel 1994 al 36,2%) e che, intervistati all'uscita dei seggi nelle ultime elezioni, quasi il 59% degli italiani ha dichiarato di avere "poca o nessuna" fiducia nella classe politica che li rappresenta. Emerge anche la mancanza di un leader capace di progettualità politica, di idee e di strategie sulle quali collocare le proprie aspettative di benessere.
Pur lontani dall’idea di poter trovare rapide risoluzioni ad un problema molto pesante, è doveroso comunque soffermarci su alcune riflessioni.
Innanzitutto è grave che la divulgazione di dati così negativi su fattori che coinvolgono il nostro presente ed il futuro di tutto il paese non faccia più notizia e che non susciti almeno un minimo di risentimento, come sarebbe logico aspettarsi. Al contrario si riscontra un’assenza di reazione come di fronte a qualcosa ormai risaputo e soprattutto si evince un atteggiamento generale di passiva accettazione quasi si trattasse di un evento ineluttabile ed indipendente dalla nostra volontà e dal nostro potere.
Se la sovranità appartiene al popolo che la esercita attraverso i suoi delegati, i politici, ma se quest’ultimi non godono della stima e della fiducia di coloro per i quali ed in nome dei quali esercitano il loro potere, si può ancora parlare di democrazia o sarebbe più corretto parlare di una oligarchia, in cui un’élite governa ed i più subiscono? O meglio ci troviamo di fronte ad una partitocrazia che sceglie e stabilisce a priori coloro che dovranno essere i rappresentanti popolari, sui quali poi gli elettori sono chiamati solo per dare il proprio consenso.
Nessuna repubblica inoltre o nessuna forma di governo potrà essere durevole ed incidere profondamente sul cambiamento del paese se non c’è un consenso reale dei cittadini che può derivare dal loro coinvolgimento non solo sui programmi, ma anche sulle persone e sulle modalità della loro selezione.
Allora che cosa rimane da fare se non riappropriarsi della democrazia, pretendendo ed imponendo che le scelte dei candidati partano dalla base e non dai vertici dei partiti e che questo avvenga non solo attraverso associazioni politiche, ma anche e soprattutto attraverso apparati non prettamente politici, come per esempio, circoli culturali, associazioni di categoria o comitati cittadini ?
Oggi la classe politica approfitta dell’apatia che deriva dal sentimento generale di delusione e di sfiducia per procedere indisturbata, perciò é proprio su questi sentimenti che chi ha il compito di informare e formare le coscienze,in primis i docenti ed i giornalisti, deve lavorare, perché la gente possa assumersi il senso della responsabilità che le compete e non sia sorda a richiami di giustizia, di democrazia e di impegno, soprattutto quando si tratta del proprio bene, di quello dei propri figli e del proprio paese.


Prof.ssa Noemi Di Gioia



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