"Stiamo minando le basi del leggere, scrivere e far di conto e mi chiedo come si sia potuto accumulare in questi anni un debito che per mole e gravità dovrebbe preoccuparci anche di più di quello delle casse dello Stato ": sono le parole del ministro della Pubblica Istruzione Fioroni, preoccupato per “la percentuale molto alta di debiti - 41% - che gli studenti promossi si portano dietro, e che non vengono né sempre né tutti recuperati”.
Dall’esame dei risultati finali delle classi intermedie della scuola secondaria superiore nell’anno scolastico 2006/ 2007 emerge infatti che quasi la metà degli studenti ha dei debiti formativi. Di questi solo il 60% frequenta i corsi di recupero scolastici e meno della metà (il 40%) lo fa con successo, perciò solo 1 su 4 degli ammessi con debito (41%) lo ha recuperato.
Con questi dati però contrastano quelli relativi alla percentuale dei promossi che anche a fronte del “giro di vite” negli scrutini di quest’anno si attestano ben all' 86,3%, per poi arrivare con gli esami di maturità a percentuali più elevate.
C’è quindi una grossa discrepanza e contraddizione tra i risultati finali molto positivi e l’alta percentuale di debiti non recuperati.
Basterebbe non soffermarsi su elementi isolati, ma procedere con un’analisi comparata di tutti i dati a disposizione, per capire che le valutazioni finali, in particolare quelle derivanti dagli esami, denotano da parte del sistema un’incapacità di giudicare in termini oggettivi e corretti. Si è persa in questo modo anche la funzione incentivante ed educativa della valutazione, se questa di fatto non è in grado di premiare i migliori e di spronare gli altri al raggiungimento dei risultati. In questo modo si capisce come la maggior parte degli studenti con debiti non sia interessata a colmarli, visto che poi di fatto non influenzano il risultato finale.
E’ opportuno che ciò sia chiaro a chi come il ministro pensa che il ripristino degli esami di riparazione a settembre sia la panacea dei problemi della scuola italiana. Questo presupporrebbe che il sistema valutativo funzionasse in modo adeguato e che non fosse solo una formalità inutile, ormai non più funzionale al suo scopo fondamentale in un’ottica di autentica verifica e controllo.
Il problema infatti è a monte e consiste in un approccio serio alla questione della valutazione ed alla pianificazione dei requisiti minimi necessari per acquisire la sufficienza, senza i quali è un danno per lo studente proseguire nell’iter scolastico. Al contempo è necessario programmare meccanismi efficaci di recupero scolastico, in un’ottica di educazione alla valutazione, vista non solo come atto punitivo, ma come occasione di riconoscimento per i migliori e per gli altri di “misura” del proprio livello di preparazione per poi “aggiustare il tiro”.
Allo stesso modo in cui nell’estate del 1994 D’Onofrio, ministro della pubblica istruzione, da poco in carica nel governo Berlusconi, con una sortita ad effetto, con il pretesto di porre rimedio ad un presunto business di lezioni private, abolì l'esame di riparazione, senza alcuna motivazione didattica e senza una programmazione seria di contromisure al posto dell’istituto soppresso, generando le premesse dell’attuale emergenza, così nell’estate del 2007 non si può pensare di ripristinare sic et simpliciter un esame senza una seria valutazione e riflessione sull’intera questione della valutazione, che è l’ atto finale di tutto un complesso di attività che chiamano in causa anche altri processi fondamentali, come quello dell’insegnamento e quello dell’apprendimento.