L’ideologia dell’egualitarismo ha annullato il merito

L’ideologia dell’egualitarismo ha annullato il merito


Spesso quando si analizzano le cause dell'arretratezza dell'Italia vengono elencati l'incapacita' dei politici, la mancanza di ricerca scientifica, l’assenza di manager e di imprenditori capaci, la scuola, il sindacato, ma non si considerano gli effetti del dilagare dell’ideologia dell’egualitarismo”, che nelle scelte di politica scolastica per esempio ha portato all’istituzione della media unica, alla cancellazione delle scuole commerciali e dell’avviamento, alla soppressione degli esami di ammissione alle medie ed al liceo classico, al 18 generalizzato e poi alla soppressione degli esami di riparazione a settembre senza la sostituzione di idonei strumenti per un reale ed efficiente recupero dei debiti scolastici.
Secondo l’ideologia dell’egualitarismo occorre realizzare, accanto all'eguaglianza nei diritti, un'eguaglianza di fatto. Essa affonda le sue radici nel pensiero di J.-J. Rousseau e ha trovato espressione più radicale in alcune correnti minoritarie della Rivoluzione francese, nei partiti comunisti e nei movimenti del Sessantotto.
Quando oggi si parla di egualitarismo, intendendo di fatto che tutti devono arrivare allo stesso livello, si allude alla negazione delle differenze individuali, delle singole intelligenze, dei talenti e capacità diverse, che, in quanto tali, vanno diversamente educati e valorizzati. Perciò l’ideologia dell'egualitarismo deve lasciare il passo al concetto di egualitarismo inteso come uguaglianza di fronte alla legge, avere tutti le stesse possibilità e godere delle stesse opportunità di specializzazione e di lavoro. Bisogna abbandonare cioé l'idea di un'eguaglianza livellatrice, facendo propria l'idea dell'eguaglianza nelle opportunità, nel riconoscimento delle differenze e delle identità culturali ed abbracciando una logica di premi e sanzioni, senza finti buonismi.
E’ stata proprio la presunzione di un falso concetto di egualitarismo che, annullando il merito, non ha favorito una sana competizione, e, non permettendo ai migliori di emergere, ha impedito quella mobilità sociale che ha permesso nella generazione scorsa di diventare anche al figlio dell’operaio, se valido, un professore universitario. Di conseguenza, una volta abolito il merito, la cultura dell’ egualitarismo, che ha portato solo ad un livellamento verso il basso, oltre al depauperamento delle conoscenze e delle abilità individuali, ha indotto a puntare pesantemente e immeritatamente sul censo e sulle conoscenze personali e familiari come unici fattori importanti per emergere nella società.
Il problema allora non si configura soltanto come una questione politica, ma è soprattutto una questione di cultura, per la quale il merito é elemento fondamentale di un paese civile e giusto, che fa dei presupposti e dei valori portanti della sua civiltà elementi ispiratori delle leggi e fondanti del proprio operare.

Prof.ssa Noemi Di Gioia

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