Donne: dipinti femminile

Il segno dei tempi attraverso le donne nella pittura
Rassegna critica ed analisi di alcune opere significative


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La Marilyn Monroe di Warhol, l’Eva di Cranach, Le Grazie di Botticelli e di Rubens , sono alcuni esempi in cui attraverso la pittura delle donne si scopre il segno dei tempi.
Con la Marilyn Monroe di Warhol, si passa alla donna come oggetto seriale nella società del consumo, dopo che con Tiziano e Rubens il corpo femminile ha mostrato la sua sensualità corrispondendo ai desideri dei committenti nella società mercantile, in maniera già accennata con molta grazia nell’Eva di Lucas Cranach. Il confronto tra le Tre Grazie della Primavera di Botticelli e le Tre Grazie di Rubens mette bene in rilievo la differenza tra l’amore per i classici dell’umanesimo, la cui paganità è stata appena velata dalla civiltà cristiana, e l’utilizzo della immagini del mondo classico fatto nella società mercantile, per soddisfare la committenza.
Anno 1310 MADONNA D’OGNISSANTI –Giotto
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Madonna degli Ognissanti- Galleria degli Uffizi
Tempera su legno,325 x 204 cm
Dipinto intorno al 1310 per l’altare maggiore della chiesa d’Ognissanti a Firenze

Nonostante la sacralità dell’immagine ho voluto inserire il dipinto in questa speciale Galleria perché mi sembra veramente originale( nel senso che dà origine).
E’ un vero quadro di rottura: la Madonna, che è sempre stata raffigurata in maniera astratta, qui diventa concreta, donna e madre, l’uomo (e la donna )diventa il centro dell’Universo. Il trono è rappresentato secondo una visione prospettica e, sebbene non sia ancora la prospettiva scientifica del '400, i personaggi diventano persone reali, in quanto sono rappresentati con le giuste proporzioni, hanno un volume ben definito, compiono movimenti naturali ed hanno espressioni reali; anche i vestiti sono rappresentati con verosimiglianza e lasciano intravedere le forme del corpo. Basta osservare in particolare le plasticità del seno della Vergine: una vera rivoluzione per quei tempi.
Le forme sia della Madonna che del Bambino infatti non sono astratte ed idealizzate ma sembrano prese da immagini popolari con il loro realismo e carnalità, dando così al popolo la possibilità di identificarsi sia nel figlio che nella propria madre. Anni 1426-28 LA CACCIATA DI ADAMO ED EVA DAL PARADISO TERRESTRE” Masaccio
Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci
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Nella Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre l’Umanesimo trova una delle sue massime espressioni.
Il soggetto già di per sé esprime un’azione, il distacco dalla divinità, che, seppure dolorosa e forzosa, implica però l’assunzione della propria responsabilità e la conquista della libertà. La realizzazione poi è una delle più impressionanti e potenti rappresentazioni di questo momento così decisivo per l’Umanità, nello stesso tempo doloroso ed epico. Sembra sentir riecheggiare le parole della Bibbia: improvvisamente si resero conto di essere nudi e provarono vergogna, “dovrai guadagnarti il pane con il sudore della tua fronte” ,”partorirai nel dolore”.
La figura di Eva è la grande protagonista della scena,con quella sua bocca che sembra una ferita, da cui esce un grido pieno di dolore e di rabbia. Mentre Adamo va con il capo chino, esprimendo, sia con l’atteggiamento che con i particolari del suo corpo, il senso di vergogna, che lo pervade in tutte le sue fibre, Eva affronta la vita con impeto, con la determinazione di chi cha la possibilità di elevarsi a Dio o ridursi al livello di un bruto, secondo l’intramontabile definizione della libertà di Pico della Mirandola, tante volte presa a concetto stesso dell’Umanesimo.
In Eva a bellezza cede il passo all’espressione realistica del senso di dolore e di vergogna, misto però a rabbia e desiderio di riscatto. Una scena piena di dinamismo, di forza bruta, muscolare ed emotiva che si mischiano e si esaltano a vicenda: una potente espressione dei caratteri della pittura del Masaccio
Anno 1477 LA PRIMAVERA –Botticelli
Galleria degli Uffizi Firenze
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Nel dipinto è presente un forte aspetto allegorico-metaforico. Le tre fanciulle danzanti molto probabilmente rappresentano le tre Grazie: quella di sinistra, dalla capigliatura ribelle, la Voluttà, quella centrale, dallo sguardo malinconico e dall'atteggiamento introverso, la Castità, quella di destra, la Bellezza. La figura di centro Venere, rappresenta l’Amore, come elemento centrale che anima la vita, con lo spirito di Zefiro, vento della primavera, sulla destra, assieme alla ninfa Cloris e alla dea Flora, divinità della fioritura e della giovinezza e protettrice della fertilità.
L’aspetto allegorico del dipinto non ne toglie, tuttavia, i riferimenti al mondo fisico: i visi dei personaggi sono non immaginari, ma di persone esistenti del tempo. Le figure femminili ci riportano al mondo classico, con il recupero del mito, in una rielaborazione però più naturalistica, dove la donna è espressione della natura, nella sua carnalità ma anche nella sua purezza. La natura e la cultura si integrano a vicenda nella ricerca di una vita fluida, allegra, leggera, vera come la nudità, ma velata di pudore e ornata di fiori e di particolari, anche sofisticati, che impreziosiscono i personaggi e la scena. Quest’ultimi sono emblemi e nello stesso tempo espressione del gusto per la raffinatezza culturale (non importa poi che siano i simboli della retorica, piuttosto che dell’oratoria o altra specifica branca) .
Si sente “il velo” della cultura cristiana, però vissuto in maniera leggera e raffinata (leggiadra) che ha trasformato la classicità pagana nella Primavera dell’Uomo, l’Umanesimo (forse per questo è così intrigante il titolo del dipinto?)
Anno 1452 LA REGINA DI SABA -Piero della Francesca
La leggenda della Vera Croce –Basilica di S.Francesco-Arezzo
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La luminosità dei toni, che esalta il carattere scultoreo della forma, la traduzione dello spazio attraverso il paesaggio o la struttura danno il senso di una gravità e di una solennità idealizzante. Qui il concetto di bellezza si sposa con quello di luce, di razionalità delle forme quasi geometriche che tendono alla perfezione. Tuttavia l’eleganza delle vesti, la preziosità dei particolari, il vivace cromatismo rendono vivo l’affresco e coinvolgono lo spettatore in un senso di pace e serenità quasi divina.
Anni 1503-1506 LA GIOCONDA – Leonardo da Vinci
Museo del Louvre - Parigi
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Monna Lisa: la Donna come sorriso sconfinato che nasce dalla natura (paesaggio) e nella natura si perde. E’ la rappresentazione concreta di un ideale di Grazia (le mani) e di Serenità universale. Il sorriso e lo sguardo ingenuo da bambina si integrano con la serena aria soddisfatta e (solo un po’) maliziosa di Donna che possiede la Conoscenza sotto la grazia e la compostezza delle sue bellissime mani.
Anno 1528 ADAMO ED EVA - Lucas Cranach Il Vecchio
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Galleria Uffizi Firenze - Oilo su legno, 172x63
Lucas Cranach il Vecchio, è stato una delle maggiori personalità del Rinascimento Tedesco. I suoi nudi femminili, dai corpi allungati, di una grazia scomoda, poco levigata, tedesca, ma al contempo intrigante, anche grazie allo sguardo accattivante, come Eva,in Adamo ed Eva, sono assolutamente affascinanti.
Il dipinto combina la raffinatezza del tratto e il talento figurativo: Cranach era un maestro nel ritrarre il nudo femminile, sempre elegante, dalle forme delicate e maliziosamente sensuali. Lei con una mano abbassa il ramo e con l'altra porge il frutto proibito, guardando Adamo con uno sguardo seducente, che esprime tutto il pericoloso potere seduttore della donna. Compaiono due elementi abbastanza nuovi nella pittura della donna: l’enfasi sul potere di seduzione, giocato in maniera ammiccante e quindi accattivante per il pubblico, da cui deriva il secondo elemento, l’attenzione al corpo femminile in chiave edonistica (con attenzione anche alla commerciabilità del dipinto).
Anno 1553 VENERE E ADONE - Tiziano Vecellio
Museo del Prado Madrid olio su tela di cm 186 x 207
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La rappresentazione del nudo femminile, attraverso la mitologia classica, diventa un modo per soddisfare le tendenze dei committenti del tempo.
Molto visitato era il mito di Danae, che offre a Tiziano una buona occasione per cimentarsi col nudo femminile. Da questo punto di vista Tiziano ottiene un successo enorme. La prima Danae piacque talmente che, su quel modello, e variando leggermente alcuni particolari, l'artista riuscì ad ottenere ben sei versioni diverse. I soggetti di maggior successo venivano richiesti dai ricchi committenti, che venivano accontentati con dipinti ora di maggiore ora di minore pregio, ma tutti con caratteristiche leggermente diverse l'uno dall'altro, per cui tutti alla fine possedevano un'opera unica nella sua diversità.
Anche Filippo II, re di Spagna,che aveva in mente di allestire un camerino con opere di contenuto erotico, ordina uno di questi esemplari. “Perché la Danae, che io mandai già a vostra Maestà, si vedeva tutta dalla parte dinanzi,” scrisse Tiziano al re, “ ho voluto in quest'altra poesia variare, e farle mostrare la contraria parte, acciocché riesca il camerino, dove hanno da stare, più grazioso alla vista”.
Il dipinto che mostra «la contraria parte» è Venere e Adone, che inaugura la serie delle cosiddette “!poesie”, come le chiama lo stesso Tiziano.
Ho scelto questo dipinto per la carnalità prepotente dell’opera e per la scelta del lato B, che così debutta in maniera voluta e programmata, nella Storia della Pittura. Così, enfatizzando la carnalità, vengono posti in secondo piano i sentimenti espressi dal volto e quindi, il dipinto costituisce il trionfo del corpo sull’anima, del sexus sull’individuuum,della zoe sul bios.
Il desiderio di soddisfare i ricchi committenti esprime bene il secolo Mercantile di Venezia, dei Genovesi e delle città Fiamminghe.
Anno 1638 LE TRE GRAZIE – Pieter Paul Rubens
Olio su tela 221x181- Museo del Prado –Madrid
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Nate da uno degli amori di Zeus, le tre Grazie erano vergini pure che vivevano con gli dei, assistevano ai banchetti e suscitavano allegria. Erano al servizio di Afrodite, la dea dell'amore e non si annoiavano mai.
Rubens le rappresenta vicino a una fonte, sotto una ghirlanda di fiori e con un paesaggio sullo sfondo. Le figure sono ispirate alla scultura classica, un'ispirazione visibile nell'intenzione di riprodurre nei loro corpi la freddezza del marmo. Il ritmo circolare e l'elegante ondulazione sono caratteristiche abituali dell'artista e aspetti che si uniscono alle forme altisonanti e ai colori caldi che utilizza il pittore nelle sue opere degli ultimi anni.
L'opera, dipinta poco dopo il suo matrimonio, evidenzia la felicità e la vitalità dell'artista che si riflette nella sensualità dei suoi quadri di questo periodo. Rimase in possesso dello stesso pittore fino alla sua morte, avvenuta nel 1640 e venne poi acquistata da Filippo IV e portata in Spagna.
Il corpo femminile esprime bene la felicità materiale e l’opulenza sia dell’artista, vero imprenditore d’Arte,con la A maiuscola, che della città di Anversa di quel tempo.
Anno 1665 RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA - Jan Vermeer
L'Aja, Mauritshuis dell'Aia olio su tela, 44,5 cm × 39 cm
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La grande capacità tecnica di Vermeer traspare da tutte le sue opere, ma la sua genialità si esprime in maniera particolare nella Ragazza col turbante o Ragazza con l’orecchino di perla, opera bellissima che ha incuriosito i critici come gli amanti delle storie sentimentali. La ragazza è rivolta verso l’osservatore di tre quarti, lo sguardo è languido ma presente, gli occhi da cerbiatta,la bocca è umida, socchiusa,come d chi vuole contemporaneamente implorare e però esprimere le sue ragioni (quelle dell’amore).
E poi c’è quell’orecchino di perla, enorme, che raccoglie la luce, e che stona per la sua opulenza con il turbante che invece rimanda ad umili origini. In questo dipinto, al contrario dei precedenti, non c’è il trionfo della carne, ma l’espressione di sentimenti profondi tramite il volto particolarmente espressivo. C’è l’umiltà ma anche la fierezza di un amore sofferto, che supera con la sua forza e la consapevolezza di essere ricambiato, i limiti della sua condizione sociale, con un misto contraddittorio di umile assoggettamento e ribellione.
E’una delle più belle espressioni della determinazione della donna nello sfidare tutte le convenzioni dell'epoca e della condizione sociale senza però perdere la sua femminilità. Anno 1800 LA MAJA DESNUDA - Francisco Goya
olio su tela 97 x 190 cm. Museo del Prado (Madrid).
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Benché il suo genio porti Goya a trascendere ogni possibile movimento o tendenza artistica, è possibile collocare il quadro nell'ambito del Neoclassicismo. Pur in questo ambito, tuttavia, quest'opera, come altre dello stesso autore, risulta audace e singolare per l'epoca. Audace infatti è l'espressione dello sguardo e l'atteggiamento della modella, che sembra sorridere soddisfatta e contenta delle sue grazie.
Nella cultura occidentale, fino a Goya la rappresentazione del corpo nudo femminile ha sempre dovuto ricorrere a varie mascherature mitologiche (Danae) o religiose (Eva); con questo dipinto la donna è reale, carne e sangue. È cioè il ritratto sconcertante e preciso di una donna nuda sdraiata fra lenzuola stropicciate che espone la propria sessualità per attrarre lo spettatore. Il volto è affilato, sottile, gli occhi senza trucco ma vivi e mobili, i capelli morbidi e arricciati. Il corpo, di orgogliosa naturalezza, dalle minute proporzioni, è particolarmente luminoso.La luce del corpo crea un forte contrasto con il resto dell'ambiente, tutt'uno con la tipica espressività che Goya sa dare ai suoi occhi, e in questo modo la Maja sembra brillare di luce propria.
La donna è qui rappresentata in posizione passiva, donna oggetto che quasi si identifica con il suo corpo, in offerta , come se tutta la sua vita fosse sospesa , in attesa di chi possa ammirarlo ( e goderne).
Anni 1960 , MARILYN MONROE Andy Warhol
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“Uno mille centomila”: nel XX secolo l’uomo perde la sua individualità, diventa segmento di una collettività, una percezione mutevole.
Marylin Monroe, al di là della sua persona è il risultato di una percezione di massa, proiezione di tanti stati d’animo,colori ed espressioni. In questo senso il dipinto (anzi la serie di dipinti ) rappresentano la fungibilità della persona, la perdita di identità, così largamente diffusa nel secolo passato.
Si parla di post modernismo, in realtà siamo nel Post-umanesimo. Se con Venere ed Adone Tiziano voleva esaltare la carne a scapito dei sentimenti, dipingendo la “contraria parte”, se con la Maja Desnuda la donna è (bellissimo) oggetto sospeso in attesa di chi dia un senso al suo corpo, qua sparisce il corpo ed anche il volto perde ogni forma di spiritualità o di individualità , diventando mera proiezione di uno stereotipo di massa.


Giuseppe Tarditi




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