Le cause del declino dell’ Italia: l’acritica critica al nozionismo ed alla selezione del ‘68 !
“Non fa scienza senza lo rimembrar l’avere inteso”(Dante)


Secondo una notizia Ansa del 7/4/08 emerge da un sondaggio di Swg che la causa dell'arretratezza dell'Italia deriva per l'84% degli italiani dall'incapacita' dei politici, per il 60% dei cittadini per l’arretratezza della ricerca scientifica (50%), per la mancanza di ricerca e sviluppo (72%) e per l’assenza di manager (27,7%) e di imprenditori capaci (23%).
Sono stati individuati alcuni tra i principali responsabili e fattori che hanno determinato il declino del nostro paese, ad un’analisi più approfondita però il coinvolgimento risulta senz’altro più generale.
Senza voler ricorrere alla società come causa prima secondo una generalizzazione priva di senso, se non altro perché decolpevolizzante e depauperante del significato pedagogico, è certo comunque che i responsabili andrebbero cercati anche altrove, per citare alcuni esempi, nel sindacato, nella scuola, nei genitori, più preoccupati della difesa degli figli che del loro reale apprendimento, in una parola nel dilagare di quella cultura “dell’egualitarismo”, che nelle scelte di politica scolastica per esempio ha portato prima all’istituzione della media unica ed alla cancellazione delle scuole commerciali e dell’avviamento, alla soppressione degli esami di ammissione alle medie ed al liceo classico, fondamentali per esaminare le capacità individuali per poter affrontare gli studi scelti, al 18 ed alla sufficienza generalizzati e poi alla soppressione degli esami di riparazione a settembre senza sostituire idonei strumenti per un reale ed efficiente recupero dei debiti scolastici.
In realtà egualitarismo significa essere uguali di fronte alla legge, avere tutti le stesse possibilità con aiuti statali per gli studenti non abbienti e godere delle stesse opportunità di specializzazione e di lavoro.
Egualitarismo non significa invece portare tutti allo stesso livello, per primo perché sarebbe contro natura visto che ciascuno ha una propria tipologia di intelligenza, ha dei talenti, della capacità diverse e che quindi vanno diversamente educati e valorizzati, per secondo ha comportato l’annullamento del concetto di merito, a cui oggi in campagna elettorale fanno appello i vari candidati alle elezioni politiche (quando loro per primi scelgono i vari collaboratori a prescindere dal merito!).
Il malcostume non ha favorito una sana competizione e l’emergere dei migliori, con la grave conseguenza di impedire innanzitutto quel ricambio e quella mobilità sociale che ha permesso nella generazione scorsa di diventare anche al figlio dell’operaio, se valido, un professore universitario.
L’apparente egualitarismo ed il livellamento verso il basso, oltre al depauperamento delle conoscenze e delle abilità, una volta annullato il merito, ha puntato invece pesantemente e immeritatamente sul censo e sulle conoscenze personali e familiari come fattori importanti per emergere nella società.
Il problema allora non si configura soltanto come una questione politica, come vogliono far credere oggi i vari politici nei diversi dibattiti televisivi, in quanto è soprattutto una questione di cultura, di cui il merito é un elemento fondamentale per un paese civile, che fa dei presupposti e dei valori portanti della sua civiltà elementi ispiratori delle leggi e fondanti del proprio operare e di conseguenza esso é un elemento di principio e non oggetto di dibattito.

Prof.ssa Noemi Di Gioia



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