La pittura del Correggio: un vortice di spiritualità e carnalità nelle cupole del Duomo e di S. Giovanni a Parma

La pittura del Correggio: un vortice di spiritualità e carnalità nelle cupole del Duomo e di S. Giovanni a Parma


Antonio Allegri detto il Correggio (Correggio, 1489 - Correggio, 5 marzo 1534) ricevette l’incarico di dipingere il coro e la cupola della cattedrale di Parma nel 1522.
Il soggetto della cupola è l’Assunzione della Vergine che sale verso il Figlio pronto ad accoglierLa, accompagnata da un vortice di angioletti, santi e personaggi religiosi. Al centro si trova l’Assunta in cielo, con le braccia distese in un gesto di accettazione della volontà divina. Fra la moltitudine di Apostoli e Santi ed altri personaggi religiosi, tra cui Adamo ed Eva, Davide, Abramo ed Isacco, Correggio dipinge gli Angeli musicanti, creature angeliche che suonano strumenti che vanno dal flauto dolce, alla viola e al tamburello.

(Correggio (Antonio Allegri, detto), Assunzione della Vergine, Parma, cupola del Duomo, 1526-1528, affresco, cm. 1093 x 1195)

Formatosi in ambito emiliano e poi a Mantova presso l’ormai anziano Mantegna, Correggio nel Duomo di Parma coniuga la meditazione sullo sfumato leonardesco con il morbido senso del colore, giocando al contempo con un virtuosismo prospettico che verrà amato, successivamente, dalla pittura barocca.
L’Assunzione, per Allegri, é una vicenda corale e grandiosa, dove le figure degli angeli, spogliate della loro individualità, hanno la funzione di accompagnare l’evento sacro in un tripudio di movimenti festosi, dai colori delicati e accoglienti tipici dell’autore, atti stavolta ad evocare l’idea del Paradiso, in cui il riferimento alla musica degli Angeli viene utilizzata come espressione dell’armonia divina.
Da ottobre 2008 a gennaio2009, in occasione delle celebrazioni del pittore nella città di Parma, è stata data la possibilità di ammirare da vicino l’affresco salendo, attraverso delle scale metalliche costruite ad hoc, fino ad una piattaforma posta ad otto metri dalla cupola. Da quella posizione si può apprezzare tutta l’intensa carica suggestiva del capolavoro . Un «tripudio corale»: così gli storici definiscono la cupola, caratterizzata da scorci arditi e da una complessa individuazione emotiva nel ritrarre i molteplici personaggi. Secondo Giorgio Vasari, Correggio fu “pittore singularissimo. Il quale attese alla maniera moderna tanto perfettamente, che in pochi anni dotato dalla natura et esercitato dall’arte divenne raro e meraviglioso artefice (…) Era nell’arte molto malinconico e suggetto alle fatiche di quella e grandissimo ritrovatore di qualsivoglia difficultà delle cose, come ne fanno fede nel Duomo di Parma una moltitudine di grandissime figure, lavorate in fresco, e ben finite, che sono locate nella tribuna grande di detta chiesa: nelle quali scorta le vedute al di sotto in su con stupendissima meraviglia.”
Da vicino i personaggi sono enormi, d'altronde è normale: la scena è fatta per essere comprensibile dai fedeli a terra. La prospettiva e la luce hanno un qualcosa di unico. Il modo con il quale questo artista sa usare i chiaroscuri è considerato un "punto di non ritorno", cioè la tecnica del Correggio rappresentava l'apice, dal punto di vista artistico, per la pittura rinascimentale.
A pochi centimetri di distanza si possono osservare i dettagli dei dipinti: l'erbetta che cresce accanto ai giganteschi apostoli, le fiaccole accese, la ritrattistica dei volti nel vortice di angeli, insomma, un Correggio non solo legato alla iconologia religiosa ma radicato nella verità, alla natura umana.
Si noti l’espressione corrucciata dell’angelo che sostiene Maria tra le sue vesti e che sembrerebbe stonata in questo tripudio di festa e di gioia, ma che denota il realismo ed il naturalismo del pittore nel far sentire, attraverso lo sforzo dell’angelo, il peso del corpo di Maria, non solo creatura astratta ma reale, anche nella sua sensibilità per i sentimenti e la fatica umana. Nella coralità della scena il pittore non dimentica infatti i sentimenti dell’individuo.
Ma quello che si riesce a cogliere forse meglio è l ‘armonica e coinvolgente commistione di sacro e profano, di mondo spirituale e carnale che è forse uno dei tratti principali del pittore di Correggio.
In particolare la carnalità trova l’esaltazione negli incarnati , nella dolcezza degli sguardi e rotondità delle forme, soprattutto degli angeli,che perdono la loro individualità,in questa festa gioiosa. Addirittura un angelo è girato in modo che non si vede neppure il volto ma solo il corpo, con la sua nudità evidenziata in modo così “scandaloso”, almeno per quei tempi, al punto tale che la figura è stata posizionata in un punto che non poteva essere visto dal popolo durante le funzioni ma solo dai celebranti.
Il soggetto religioso diventa quasi un pretesto per mischiare l’esaltazione della spiritualità, attraverso un vortice di luce che trascina verso un cielo luminoso l’umanità guidata dalla figura di Maria verso cui il figlio quasi si precipita per abbracciarla e l’esplosione della carnalità attraverso un trionfo degli incarnati rosa che si avviluppano uno all’altro in un miscuglio di figure maschili e femminili, nude e vestite, tra cui spiccano un’Eva tentatrice ed un Adamo dubbioso.
La scena principale rappresenta Maria attirata, assieme all’umanità, dal vortice di luce che promana da Gesù nel cielo, ma nello stesso tempo irresistibile forza attratrice del Figlio che quasi precipita verso di Lei .Questo duplice movimento, armonico e corale verso l’alto dell’umanità guidata da Maria e quasi scomposto del figlio che si precipita verso la Madre, potrebbe essere visto come una sintesi dello spirito religioso di quest’umanità salvata e l’irresistibile forza della natura che spinge il Figlio che si è incarnato, verso la madre.
La stessa tecnica pittorica e le stesse caratteristiche sono evidenziabili nella celebrazione di S. Giovanni Evangelista che è il tema dell’affresco della cupola, eseguito precedentemente nel 1520-21, nella chiesa dedicata proprio a S.Giovanni (fig.2).

(fig.2)

In occasione della mostra che Parma ha dedicato al Correggio é possibile ammirare anche questo capolavoro su una piattaforma posta immediatamente sotto l’affresco, a cui si accede attraverso un’impalcatura di cento scalini.
L'identificazione del soggetto rappresentato è piuttosto complessa: se lo schema iconografico sembra far pensare all’ascensione del Redentore, in realtà lo svolazzare dei panneggi dimostra che il movimento di Cristo è discendente e non ascensionale, difatti é diretto verso la figura di san Giovanni, steso sul cornicione della cupola, al di sotto del cerchio degli apostoli e rappresentato negli istanti precedenti la sua morte. Nei pennacchi sono dipinti i Padri della Chiesa accoppiati agli Evangelisti e nei sottarchi le figure monocrome di eroi biblici.
Concordemente oggi si pensa che le figure adagiate sul cornicione siano identificabili con gli apostoli; l’unico veramente sicuro però è quella di S. Pietro, in quanto è stato rappresentato con le chiavi nella mano destra.
L'impianto prospettico della volta è dato da una struttura libera da motivi architettonici, in cui l'illusione spaziale è realizzata interamente con una deformazione dovuta alla visione prospettica, attraverso la rappresentazione dei cosiddetti apostoli che circondano Cristo, che va dal basso verso l’alto.
La novità quindi consiste nel fatto che Correggio, liberando le immagini da qualsiasi sostegno architettonico, offre nella cupola la visione dell'infinità del cielo, rappresentando le figure a scala su delle nubi luminose.
Quest’ultime non appaiono stilizzate e vaporose, come sarebbe stato logico aspettarci, ma presentano la corposità più del masso uniforme e privo di variegature, quasi a sostenere e a sottolineare tutto il peso dei corpi. (fig.3)

(Fig. 3 Particolare della Cupola di S. Giovanni a Parma)

Altrove anche le vesti ed i pannelli degli altri probabili apostoli sembrano delle masse uniformi piuttosto che delle vesti leggere, tratteggiate nel loro movimento di adattamento sottile e di copertura dei corpi, quasi che all’artista interessasse solamente la rappresentazione della potenza e della corposità delle figure, offrendo così, con una pittura quanto mai sensuale e naturalistica, un’impressione quasi pagana della bellezza e soprattutto della potenza nel maschio vigore dell'aspetto.
La luce fa da sfondo con i suoi toni caldi, che diventano chiaroscurali nella rappresentazione delle figure degli apostoli e luminosa, nella tonalità di un giallo intenso, intorno alla figura di Cristo per sottolinearne la magnificenza e lo splendore.
Se Correggio eredita tutte le esperienze rinascimentali, soprattutto attraverso la centralità della figura umana, anche con l’umanizzazione profana di quelle religiose, anticipa comunque il barocco per il senso della grandiosità ed il movimento che trasmette la sua pittura.


Prof. Giuseppe Tarditi
Prof.ssa Noemi Di Gioia


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