Oggi al termine conoscenza si privilegia quello di competenza, cioè del saper fare. E’ chiaro che questo trend, in un momento di crisi occupazionale, trova una giustificazione nell’importanza delle capacità individuali intese in termini professionali!
I due concetti invece non vanno visti in modo antitetico, ma l’uno complementare dell’altro, nel senso che non ci può essere competenza senza conoscenza.
La diversità rispetto al passato deriva dal fatto che il termine conoscenza non può essere considerato oggi aristotelicamente come qualcosa di immutabile nel tempo e di universalmente valido, salvo naturalmente le dovute eccezioni che costituiscono le fondamenta del sapere., in quanto i continui cambiamenti, che hanno coinvolto tutti gli ambiti e non solo quelli tecnologici, impongono oggi la necessità di un apprendimento contino durante tutto l’arco della vita e non soltanto in età scolare.
Dal momento che si tratta di persone adulte con una loro mentalità ben consolidata ed in possesso già di un bagaglio di conoscenze teoriche, ma anche derivate dall’esperienza, si pone come un grosso problema quello di conciliare il nuovo con ciò che si ha già, di rivedere posizione obsolete e soprattutto di essere motivati al cambiamento.
E’ questo secondo me il nodo centrale della questione: la motivazione ad essere aperti a nuove possibilità, senza il timore di perdere i propri punti di riferimento raggiunti dopo anni di esperienze. In questo modo si progredisce e si matura soprattutto sul piano umano, prima ancora di quello professionale.Istintivamente invece di fronte alle novità ed ai cambiamenti si è portati ad opporre delle resistenze e perciò a ripristinare al più presto la situazione abituale, proprio per la paura di rimettersi in discussione, come si diceva, oltre naturalmente per inerzia e pigrizia mentale.
Anche su un altro aspetto è importante porre l’accento: sull’interdisciplinarietà del sapere. E’ un concetto acquisito solo a parole a partire proprio dalla scuola, che soltanto nelle prove di fine ciclo cerca di recuperare questo aspetto, ma di fatto non ha acquisito sia a livello di progettualità che di metodo un’ impostazione interdisciplinare, in quanto persegue ancora una distinzione nell’insegnamento delle varie discipline, come ambiti isolati da un contesto.
In tal modo non solo si verifica una frammentazione della conoscenza e nel metodo di studio, ma soprattutto non viene offerta una prospettiva della globalità dell’io, della sua imprescindibile unità pur nelle sue diverse sfaccettature ed angolazioni.
Prof.ssa Noemi Di Gioia