Il calcio è ancora uno Sport? Proposte per renderlo tale

Il calcio è ancora uno Sport? Proposte per renderlo tale


Trenta, quarant’anni fa, quando giocavo a calcio come dilettante di seconda categoria, c’era maggiore senso dello sport: il gioco non veniva interrotto con una innumerevole serie di falli, le partite finivano sempre 11 contro11, salvo rarissime eccezioni, i rigori si davano solo quando veramente c’era una chiara intenzionalità del fallo o il fallo impediva una chiara occasione da goal. Nelle pochissime gare, in più di dieci anni, in cui siamo stati in vantaggio numerico, la partita perdeva di sapore e la cosa ci dispiaceva, perché non si giocava ad armi pari. Quando un giocatore subiva un fallo , anziché accentuare la caduta , cercava di resistere e di divincolarsi per fare goal o proseguire l’azione.La forza di certi giocatori era proprio quella di saper resistere anche al fallo!
Oggi con la regola dell’espulsione per doppia ammonizione e l’ammonizione per qualsiasi tipo di fallo, se si dovesse applicare il regolamento alla lettera, le partite finirebbero più o meno in sette contro otto: e questo stava effettivamente succedendo anche negli ultimi mondiali del 2006, nelle partite iniziali, finchè si è capito che così si snaturava il gioco! Che senso ha giocare 9 contro7 o 7 contro otto? Il calcio diventava un gioco per arbitri ragionieri , allenatori e giocatori che non cercano più di fare goal ma la cui “meta” è quella di cercare il contatto (quando non ci sia la simulazione) tale per cui l’avversario sia ammonito o venga concesso il rigore, proprio come fine ultimo del gioco. Per lo sport invece si gioca ad armi pari e lo scopo ultimo è segnare il goal; non a caso la parola goal significa meta, scopo, obiettivo.
Per me lo spettacolo più odioso ed antisportivo è quello della richiesta dell’ammonizione dell’avversario, come se l’obiettivo fosse non di vincere ad armi pari una gara, ma approfittare della inferiorità numerica dell’avversario. La negazione completa del concetto di sport! Quasi altrettanto squallido è l’altro spettacolo dell’attaccante che simula o si disinteressa del pallone per cercare il contatto (se non lo sfioramento) da parte dell’avversario per ottenere il rigore.
Le regole sono diventate così numerose ed irrealistiche, come le grida manzoniane , per cui non possono essere rispettate alla lettera , pena il giocare le partite in un numero irrisorio e squilibrato di giocatori o l’assegnare cinque o sei rigori per partita. Ne consegue che gli arbitri hanno un potere discrezionale immenso. La distinzione tra fallo da ammonizione e semplice fallo diventa decisiva ed è spesso labile, quanto la disputa sul sesso degli angeli. La discrezionalità e confusione arbitrale è poi esaltata dalle polemiche sui mezzi audiovisivi di massa, ingigantite dalla dovizia dei mezzi tecnici e dalle discussioni dei cosiddetti opinionisti che, per lo più faziosi , genuinamente o “ per contratto”, privi di ogni sentimento sportivo, si affannano a cercare se ci fosse stato o meno il contatto, se il fallo fosse stato o meno da ammonizione,con tute le conseguenze dietrologiche che la cosa comporta sia sulle partita giocata che sulle partite prossime future.
Occorre quindi una drastica marcia indietro e formulare regole e soprattutto principi semplici, realistici e rispettosi del concetto di sport!
Primo principio: le partite devono finire il più possibile undici contro undici!
Pertanto propongo sia l’abolizione della distinzione tra falli da ammonizione e falli semplici, sia di limitarne le conseguenze, da una parte aumentando il numero di falli da compiere per essere passibili di espulsione, per esempio portandoli da due a tre, dall’altra trasformando le espulsioni da definitive a temporanee: dieci minuti con possibilità di sostituzione o di rientro in campo dello stesso giocatore ,fino a quattro falli.
E’ vero che bisogna tutelare l’integrità dei giocatori e punire il fallo per evitare che attraverso falli intenzionali il gioco venga sempre interrotto e la squadra ottenga un illecito vantaggio.Per ovviare a queste tattiche ostruzionistiche, si potrebbe graduare il numero delle espulsioni a tempo sulla base dei falli di squadra ,per cui, dopo un certo numero di falli di squadra (per es. 15 ), il cui raggiungimento verrà segnalato dal quarto uomo, si potrebbe punire con l’espulsione a tempo maggiorata, per 15 minuti, e dopo solo due soli falli (inclusi quelli già commessi, ovviamente in modo non retroattivo).
Per evitare il gioco eccessivamente pesante, le espulsioni dirette dovrebbero essere mantenute per gravi falli intenzionali , diretti a far male all’avversario. In questo caso, se dal fallo, intenzionale o comunque preterintenzionale, derivano gravi conseguenze per la carriera dell’avversario,si dovrebbero prevedere squalifiche molto lunghe ,commisurate al danno procurato ( nell’ordine degli anni).
Secondo principio: le punizioni, in particolare il rigore, non devono alterare il risultato e devono possibilmente essere proporzionali al danno procurato dal fallo.
Lascerei pertanto la regola dell’espulsione totale per i falli con cui viene evitata una chiara occasione da goal, purchè sia tale e non sia stata già punita con il rigore. Viceversa, concesso il rigore , non aggraverei la situazione con l’espulsione per evitare di concedere un doppio vantaggio alla squadra che ha subito il fallo.
Per quanto riguarda i rigori farei due regole semplici. Viene data la massima punizione
1) se il fallo, in area , è chiaramente intenzionale e cioè doloso,nel senso che c’è l’evidente intenzione di compiere il gesto vietato, ma non se è soltanto colposo, come nel caso in cui il pallone colpisce la mano di chi salta o si muove più o meno scorrettamente.
2) se dall’azione fallosa,anche solo colposa, ed addirittura involontaria, deriva il danno della perdita di una chiara occasione da goal.
Ci deve essere infatti una proporzionalità sportiva tra danno subito dal fallo e vantaggio ottenuto dalla punizione.
Guidati da questi principi gli arbitri potrebbero giudicare meglio le situazioni, seguendo il buon senso e la conoscenza tecnica del calcio,evitando così di essere solo dei pedanti ragionieri.
Moviola od altri strumenti tecnici in campo.
Dovrebbe esserci per la determinazione del goal e del fuorigioco.Si tratta infatti di situazioni oggettivamente riscontrabili con gli strumenti tecnici.. Nei casi dubbi si lascia finire l’azione o si aspetta che la palla sia in una situazione non “calda”. E poi si consultano i dati oggettivi. Se il goal o il fuorigioco c’era si concede e nessuno è stato danneggiato. Ovviamente il consulto degli strumenti tecnici deve essere molto limitato,soprattutto ai casi in cui ci sia disaccordo all’interno della terna arbitrale.
Per le punizioni ed i rigori , visto quanto detto prima è più importante l’insostituibile giudizio umano.


Giuseppe Tarditi



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