Secondo la denuncia del “Rapporto Automobile 2008” di Aci e Censis l'utilizzo dell'auto, a causa del caro-carburanti “rischia di diventare una questione di status, un discrimine sociale”, nel senso di “mobilità classista” se la benzina dovesse arrivare a 2,50 euro.
Di conseguenza, secondo lo studio, “dovrebbe rinunciare alla macchina il 32,1% dei lavoratori atipici, il 36,8% degli studenti, il 37,5% dei disoccupati mentre il 27,3% degli occupati dipendenti ne limiterebbe l'uso”.
La denuncia ha una valenza soprattutto sociale, anche se lo status, prima ancora del caro petrolio, è sempre stato determinato dalla tipologia della macchina. Pur volendo essere incisiva dimostrando uno dei gravi effetti del rincaro, la denuncia può sottintendere però un pericoloso messaggio dal punto di vista pedagogico.
Innanzitutto bisogna smettere di considerare la macchina uno status, quanto un mezzo di trasporto che deve rispondere in primis a criteri di praticità, di sicurezza e di razionalità, inoltre la denuncia sembra essere un incitamento all’uso del veicolo anche da parte di categorie come gli studenti che potrebbero, anzi dovrebbero farne a meno, visto che in genere le scuole sono raggiungibili con i mezzi pubblici.
Passa infatti il concetto che l’auto è un mezzo insostituibile e di primaria necessità in qualunque occasione e da parte di chiunque.
Il suo uso, invece, a prescindere dal contesto della ricerca e dall’aspetto politico-economico del carburante che giustamente grava su chi è costretto all’uso giornaliero del veicolo, dovrebbe essere limitato, in quanto va inquadrato in un contesto socio-ecologico per il traffico, per l’inquinamento atmosferico e per l’aspetto economico, in seguito ai tagli dell’economia domestica. Per non parlare poi del costo sociale degli incidenti stradali che ammonta a 35 mld di euro, il 2,5-2,6% del Pil, secondo il “Rapporto Automobile 2008” Censis-Aci. Ogni giorno infatti se ne verificano in media 652, con 16 morti e 912 feriti.
Urge perciò una inversione nella politica del trasporto pubblico, che dovrebbe essere considerato tra una delle priorità e prevedere un incremento di spesa per l’allargamento della rete e l’aumento delle vetture. Un piano più efficiente e razionale indurrebbe la maggior parte dei cittadini ad un uso continuo del mezzo pubblico, per la cui ristrettezza ed inefficienza spesso si è costretti a far ricorso all’uso della propria auto.
Inoltre non solo perché è finito il periodo delle “vacche grasse”, ma soprattutto su un piano morale e filosofico, è ora di smettere di pensare e di lanciare messaggi per una competizione attraverso gli status al posto di una competizione che si basi sui valori, sul merito e sulle qualifiche professionali.