Dall’assemblea Telecom del 16.4.2007 due spunti interessanti. Perché non coglierli?


Il primo è che l’avviamento è troppo alto in assoluto : 40 miliardi pari a tutta la sua capitalizzazione di borsa; inoltre dovrebbe essere abbassato in relazione agli anni passati . Infatti c’è un deterioramento progressivo del suo valore dovuto alla sempre maggior competitività,all’aumento delle restrizioni dell’Autority, all’aumento degli interventi del Governo , non ultimo l’impatto dell’eliminazione dei costi delle ricariche e i previsti interventi sulla separazione delle reti,che progressivamente diminuiscono la capacità di generare utili ,soprattutto per l’ex monopolista. Questa esigenza è diventata ancora più forte con la fusione con Tim in quanto l’avviamento di detta società,inglobato oggi nell’avviamento di Telecom , è stato pagato troppo caro (corrispondente ad un valore di telecom di 3,30, tenendo conto del concambio tim/telecom, quando oggi telecom vale 2,20-2,40). Inoltre l’operazione ha aumentato l’indebitamento indebolendo notevolmente la forza della società e quindi la sua potenzialità di business, espressa nell’avviamento che pertanto ha minor valore. Non tengo conto nell’analisi,anche se non deve essere passato sotto silenzio, di una tanto progressiva quanto inspiegabile malevolenza delle Istituzioni nei confronti della Società, che a mio parere si registra negli ultimi tempi.
Fino alla introduzione degli standard di contabilità europei il progressivo abbattimento del valore dell’avviamento si scaricava sull’ammortamento dello stesso, che ora non è più possibile. Occorre quindi svalutare tale valore ogni anno attraverso il test di deterioramento di circa il 5-6%, anche in coerenza con i limiti fiscali relativi all’ammortamento, fino a che l’effetto di questi fenomeni non si esaurisce.
Tale manovra è urgente ed anzi avrebbe dovuto essere effettuata anche lo scorso anno.
E’ vero che anche quest’anno il test è stato fatto e giustifica i 40miliardi di avviamento, ma, com’è noto,il fair value è un concetto piuttosto elastico,come dimostra il fatto che lo scorso anno con l’impairment test si è giustificata la valutazione di € 4 del titolo Telecom in trasparenza nel bilancio Pirelli, salvo svalutarlo a 3euro pochi mesi dopo. Il fatto che da solo l’avviamento corrisponda alla totale capitalizzazione di borsa è innegabile,come è innegabile la discesa delle quotazioni del titolo dopo la fusione con Tim e sono innegabili i fatti negativi sopra esposti e il loro progressivo impatto negativo sugli utili.Una svalutazione dell’asset intangibile è pertanto doverosa nei confronti del mercato, e non deve preoccupare il peggioramento del rapporto tra capitalizzazione e valore a libri (P/Bv) e la diminuzione dell’utile netto con conseguente peggioramento dell’indice price/earnings. Si tratta di aspetti formali,per privilegiare i quali si perde l’occasione di risparmiare circa 800 milioni all’annodi imposte, svalutando ogni anno l’avviamento nei limiti consentiti dalla legge (5-6%) e quindi con una diminuzione di utile pre-tasse di 2-2,3 miliardi. Di conseguenza l’utile netto diminuirebbe ma solo di 1,2 –1,4 miliardi. Ci sarebbe quindi spazio per mantenere l’attuale livello di dividendi,anche se aumenterebbe il pay out.
Personalmente diminuirei comunque il monte dividendi di 500-600 milioni,per avere più o meno lo stesso pay out,che dovrebbe essere mantenuto anche per il futuro. Si recupererebbe così un cash flow di 1300-1400 milioni all’anno a cui aggiungere un risparmio di oneri finanziari progressivo negli anni dicirca100 milioni/anno medio, e quindi una maggior liquidità di 1,5 miliardi di euro all’anno.Portando avanti questa manovra per 6-7 anni,fino ad un avviamento intorno ai 25-28 miliardi ,ceteris paribus, si potrebbe avere a disposizione una decina di miliardi di liquidità in più per ridurre l’indebitamento o investire,con un costo per gli azionisti solo del 35-40% di questa somma negli anni in questione ed un dividendo un po’ più basso ma a livello accettabile (e d’altronde simile a quello previsto nei piani per i prossimi anni).

Il secondo rilievo è sull’impostazione generale della Comunicazione pubblicitaria.
3 marchi da sostenere (telecom- tim e Alice) sono troppi, soprattutto nell’ottica della convergenza. La comunicazione è inoltre troppo promozionale e senza un forte impatto su un concetto base: “vivere senza confini” è troppo trascurato; indipendentemente dal fatto che il claim istituzionale sia giusto, il fine e non solo la fine di ogni comunicazione deve essere in funzione delle valenze razionali ed emotive dello stesso, come life is now di vodafone (che tra l’altro personalmente non mi entusiasma ma la cui gestione strategica è giusta) .
Personalmente vedrei ottimale uno sfruttamento del capitale comunicazionale storico di” il telefono allunga la vita” aggiornato in “Telecom, il telefono che allunga la vita” . Anche se era una campagna istituzionale della telefonia, è una grande idea capace di contenere tutti i messaggi relativi ai vari aspetti della convergenza ed adatto allo status di un prodotto che voglia impersonare il ruolo di grande (ed implicitamente unico) protagonista della comunicazione a distanza.

Giuseppe Tarditi

18.4.2007

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