Cappella Brancacci. Masaccio e Masolino Da Panicale: la cacciata dal paradiso terrestre e la tentazione di Eva
Nel 1424 Masaccio e Masolino da Panicale iniziano la decorazione della Cappella Brancacci. La cappella nel transetto destro della Chiesa di Santa Maria del Carmine venne costruita in seguito alle disposizioni testamentarie di Pietro Brancacci. Felice Brancacci, mercante di sete e console del mare, patrono della cappella dal 1422, commissiona la decorazione a Masolino da Panicale e a Masaccio prima del 1424; i lavori sono organizzati sfruttando un solo ponteggio in modo che mentre uno eseguiva una storia sulla parete laterale, l'altro avrebbe realizzato uno storia su la parete di fondo, per poi scambiarsi i ruoli nel lato opposto, ciò per evitare una certa distinzione stilistica fra la parete di destra e quella di sinistra e dare una certa unità alla composizione, anche grazie all'utilizzo di un'unica gamma cromatica e di un unico punto di vista, pensato per lo spettatore al centro della cappella. Il risultato è il confronto di due mondi diversi che si intrecciano, mentre uno, l’Umanesimo, esce prepotentemente dall’altro, l’altro conserva la raffinatezza,la staticità del passato medioevale.Questa differenza è emblematica nei dipinti raffiguranti la Cacciata dal Paradiso terrestre (Masaccio)e la Tentazione di Eva (Masolino).
Nella Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre l’Umanesimo trova una delle massime espressioni. Il soggetto già di per sé esprime il distacco dalla divinità, seppure doloroso e forzoso,ma che implica l’assunzione della propria responsabilità e la conquista della libertà. La realizzazione poi è una delle più impressionanti e potenti rappresentazioni di questo momento così decisivo per l’Umanità, nello stesso tempo doloroso ed epico. Sembra sentir riecheggiare le parole della Bibbia :improvvisamente si resero conto di essere nudi e provarono vergogna-“dovrai guadagnarti il pane con il sudore della tua fronte” ,”partorirai nel dolore”. La figura di Eva è la grande protagonista della scena,con quella sua bocca che sembra una ferita, da cui esce un grido pieno di dolore e di rabbia. Mentre Adamo va con il capo chino, esprimendo, sia con l’atteggiamento che con i particolari del suo corpo il senso della vergogna, che lo pervade in tutte le sue fibre, Eva affronta la vita con impeto, con la determinazione di chi cha la possibilità di elevarsi a Dio e ridursi al livello di un bruto : l’intramontabile definizione della libertà di Pico della Mirandola, tante volte presa a concetto stesso dell’Umanesimo.
In Eva,la bellezza cede il passo all’espressione realistica del senso di dolore e di vergogna , misto però a rabbia e desiderio di riscatto. Una scena piena di dinamismo,di forza bruta, muscolare ed emotiva che si mischiano e si esaltano a vicenda,una potente espressione dei caratteri della pittura del Masaccio, il quale inserì in architetture e paesaggi veristici le sue «figure vivissime e con bella prontezza a la similitudine del vero» come dice il Vasari, partendo dalla sintesi volumetrica di Giotto, la costruzione prospettica del Brunelleschi e la forza plastica delle sculture di Donatello, il tutto potenziato da una violenta illuminazione che ne modella i corpi, attraverso un uso sapiente del chiaroscuro.
Tutto un altro mondo rispetto all’elegante e raffinata raffigurazione della Tentazione di Eva ,dove la bellissima e raffinatissima progenitrice nuda, tenta in maniera statica , e poco coinvolgente un distratto, benché nudo, Adamo. Arte raffinata ,figure bellissime,ma nessuna passione,nessuna umanità.